il business del tabacco
Sigarette, traffico di "bionde" triplicato in un anno
Sembrava un fenomeno legato al passato, il mercato nero delle «bionde» che tra gli anni ’70 e ’80 si potevano trovare nelle vie della Capitale. Ora, a Roma, i dati delle indagini della Finanza raccontano un business che si è rinnovato con nuove tecniche di vendita ed evasione del fisco: dal 2025 al 2026 la quantità di merce di contrabbando sequestrata è aumentata di circa il 300%. Lo scorso aprile, nella zona di Setteville a Guidonia Montecelio, all’interno di un deposito sono stati trovati 588 mila pacchetti di Philip Morris e Marlboro e circa dodici tonnellate di tabacco. Una fabbrica abusiva con due essiccatori e i macchinari per produrre oltre un milione di confezioni contraffatte. Ad agosto, finanzieri e polizia hanno sequestrato un capannone in via Trigoria con oltre 1.350 chili di tabacco pronto per essere lavorato, ventidue barattoli di colla liquida e altro materiale per produrre sigarette. Un laboratorio con alloggi destinati alla manovalanza: brandine per dormire e una cucina. Per i contrabbandieri moderni le parole chiave sono due: segretezza e velocità. Negli opifici illegali, nascosti in bunker e capannoni abbandonati, si lavora h24. Dopo qualche mese, la fabbrica dev’essere chiusa e trasferita altrove, così da evitare i controlli.
«Il settore - spiegano gli esperti - adesso è gestito da gruppi criminali internazionali, in particolare romeni, ucraini e moldavi, che si coordinano con alcuni gruppi italiani. Importano il tabacco dal nord Africa, per lavorarlo in fabbriche clandestine e venderlo nei paesi esteri. I punti d’ingresso nel Paese? I porti e gli aeroporti». Durante i controlli nella Capitale, al porto di Civitavecchia e all’aeroporto di Fiumicino, la Guardia di Finanza, insieme all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha intercettato 13.431 chili di merce di contrabbando. Nel 2025, invece, i chili di merce sequestrata erano stati oltre tremila. Aumentano i controlli e le sanzioni: a Civitavecchia, da inizio gennaio ad oggi, ne sono scattate trentanove, il triplo rispetto ai dodici mesi precedenti.
Secondo un’analisi affidata da Philip Morris allo studio di consulenza Kpmg, il mercato nero delle «bionde» nel 2025 ha sottratto alle casse dello Stato 270 milioni di euro, tra l’evasione di Iva e accise, con un consumo di un miliardo e 300 milioni di sigarette di contrabbando. I controlli cercano di intercettare il prodotto prima dell’immissione sul mercato e si concentrano tra porti e aeroporti: nel 2024, a Fiumicino, sono stati bloccati 1.300 chili di tabacco. Nel 2025, si è registrato un incremento del 120%, con 2.874 chili di merce sequestrata. Dal 1 gennaio al 30 luglio 2026, tra i bagagli dei passeggeri, ne sono stati intercettati 1.401, una cifra, spiegano gli esperti, «destinata ad aumentare a causa del rallentamento di traffico che si verifica nei mesi estivi». I voli provengono dall’Egitto, Azerbaigian e Grecia: paesi dove le sigarette costano poco più di due euro, mentre in Italia la cifra raddoppia. I trafficanti, però, guardano a Regno Unito e Francia, dove un pacchetto di sigarette arriva a superare i 12 euro.