sanità a roma

Roma, la lebbra è in città. Ed è d'importazione

Antonio Sbraga

A Roma ci sono casi di lebbra. Roma Capitale ha inviato la scheda di rilevazione delle spese sostenute per l’anno 2025 per l’erogazione del sussidio a favore dei soggetti affetti dal Morbo di Hansen, che è, appunto, la definizione scientifica della lebbra. Questa malattia infettiva e cronica, causata dal batterio Mycobacterium leprae, si trasmette da persona a persona tramite goccioline e secrezioni nasali e a seguito di contatti stretti a lungo termine, come spiega l’Istituto Spallanzani, centro di riferimento regionale per le malattie tropicali neglette. Dove lo scorso anno si sono riuniti decine di specialisti e ricercatori per discutere e condividere le più recenti strategie di prevenzione e trattamento: «le malattie tropicali neglette ci sono, anche in Italia, anche a Roma, e colpiscono non solo i poveri, ma anche i ricchi - hanno spiegato gli specialisti dell’istituto nazionale malattie infettive - Qui da noi abbiamo casi di leishmaniosi e lebbra ogni mese. Il vero problema è che chi ha queste patologie non trova subito un percorso di cura, ma arriva dopo aver provato magari terapie inutili e farmaci sbagliati. Oggi c’è chi pensa che la lebbra non esista più, ma non è così».

 

  

 

Infatti il Campidoglio ha appena inviato una richiesta di sussidi per le persone colpite dalla lebbra «e loro familiari a carico per un importo totale pari ad euro 33.273», ha scritto la Regione, che ha provveduto alla «concessione, nell’anno 2026, del sussidio a favore dei soggetti affetti dal morbo». Però in tutta Italia si contano pochi casi, «meno di una decina di nuovi pazienti all’anno - hanno quantificato allo Spallanzani - Sono tutti casi di importazione. Dagli anni ’70, quando la malattia ha smesso di essere endemica in Italia, non ci sono più contagi locali». Ma pure la contagiosità è «veramente bassa. Serve un contatto stretto, costante e molto prolungato per infettarsi. Dopo aver iniziato a prendere i farmaci, il paziente smette subito di essere contagioso». Anche se negli ultimi anni si sta assistendo «a un nuovo aumento. I dati pubblicati dall’OMS evidenziano nel 2023 un incremento del 5% rispetto all’anno precedente con 182.815 casi. Le principali aree endemiche restano India, Brasile e Indonesia».