l'occupazione della vergogna
Spin Time, i residenti dell'Esquilino sulle barricate: "Via i gazebo"
Stanchi di pagare il prezzo delle concessioni fatte dal Campidoglio agli ex occupanti abusivi di Spin Time, i residenti del rione Esquilino hanno deciso di passare alle vie legali. Ieri gli avvocati Carmen Trimarchi e Barbara Novelli, in nome dei comitati "Rione XV Esquilino", "Rinascita Esquilino" e "Comitato Via Bixio", hanno diffidato formalmente Roma Capitale, il I Municipio, la Polizia locale e le altre Autorità competenti. L’obiettivo è presto detto: chiedere la sospensione immediata, il riesame e la revoca della concessione di occupazione di suolo pubblico rilasciata alla comunità del centro sociale. All’origine dell’atto c’è soprattutto l’autorizzazione del Comune all’installazione di gazebo nei parcheggi a pagamento in via Santa Croce in Gerusalemme, o, come l’hanno ribattezzata i militanti, "via della Resistenza". Dopo aver subito la chiusura totale di parte della strada con tende, cucine, bagni chimici e diverse attività ludiche, da dieci giorni i residenti devono ancora fare i conti con i disagi causati dalla presenza dei dehors montati per assicurare agli ex abusivi il proseguimento delle attività e il presidio del palazzo ex Inpdap, occupato dal 2013 fino allo scoppio dell’incendio dello scorso 29 luglio.
Una "roccaforte" non più legittimata dall’emergenza abitativa, considerato che le 350 persone evacuate sono già state ricollocate, ma che ha portato l’Amministrazione a dare l’ok alla chiusura dell’arteria stradale nei weekend e all’organizzazione di aperitivi, balli di gruppo, grigliate e dj set fino a notte fonda. Il tutto «con gravissimo pregiudizio alla quiete, alla viabilità, al decoro e alla vivibilità del rione Esquilino», si legge nelle sette pagine della diffida. Sottolineando che il festival "C’è ancora Spin Time" avrebbe potuto essere allestito «in una zona della città già destinata a uso pedonale», i legali hanno rimarcato che la concessione rilasciata dal I Municipio «assentiva 5 gazebo e non 7, vietava l’attività di vendita e imponeva il contenimento delle emissioni sonore». Limiti che, come attestano foto e video, non sono stati rispettati e sono quindi alla base della richiesta dei residenti di «un riesame immediato» degli spazi e delle attività che hanno ottenuto il placet del Campidoglio. Nell’atto si sollecita anche la Polizia Urbana ad «attivare, ove ne ricorrano i presupposti, i poteri sanzionatori e ripristinatori previsti dal Regolamento» e si chiede l’accesso agli atti tra i quali l’istanza di occupazione di suolo pubblico, il parere della Polizia locale e della Questura nonché la determinazione dirigenziale di traffico temporanea con ogni allegato, planimetria e durata.