l'occupazione della vergogna

Spin Time, la proprietà dice no al pasticcio del Comune. Niente accordo sulla vendita

Martina Zanchi

Se c’è qualcosa che sembra ormai chiaro, è che Spin Time non sarà mai più quello di prima. Otto giorni di occupazione della strada, dopo l’incendio del 29 luglio e l’evacuazione del palazzo, che è stato sequestrato, hanno segnato uno spartiacque tra il prima e il dopo. Il «prima» sono i 13 anni di illegalità tollerata dalle istituzioni (il mancato sgombero degli occupanti abusivi è costato al Viminale già 21 milioni di risarcimento ai proprietari dell’edificio, e il conto continua a salire). Il «dopo», è il tentativo di Roma Capitale, che sarebbe fallito, di convincere il fondo Investire Sgr, proprietario dell’edificio, a venderlo al Comune e ancora prima a cederlo in una qualche forma giuridica che avrebbe dovuto spostare su Roma Capitale, come per magia, la responsabilità di far rientrare centinaia di persone in un edificio che i vigili del fuoco, entrati la sera dell’incendio, hanno subito giudicato pericoloso.

Un pasticcio agli occhi dell’osservatore comune e forse pure per la proprietà, che peraltro aveva aperto alla trattativa portandola avanti per giorni, acconsentendo anche a un sopralluogo nello stabile. Qualcosa però non è andato nel verso sperato dal sindaco Roberto Gualtieri e dal suo entourage, non solo in senso pratico ma forse anche politico.

  

Non sfugge infatti che quella dello Spin Time, perso e ripreso in un batter d’occhio, avrebbe potuto essere la medaglia più lucente da appuntarsi sulla fascia tricolore mentre in città si moltiplicano, da sinistra, i fronti che promettono di mettere Gualtieri in difficoltà alle prossime elezioni, dal Piccolo America agli ex Mercati Generali. Ieri sera però, dopo oltre due ore di incontro in Prefettura, le facce scure all’uscita hanno parlato chiaro.

Da monsignor Baldo Reina, cardinale vicario di Roma, all’assessore capitolino al Patrimonio Tobia Zevi, il silenzio è stato tombale. Gualtieri invece ha preso direttamente la strada del Campidoglio, convocando all’improvviso una delegazione dello Spin Time per spiegare la situazione. E forse, tra le righe, pure il fatto che dopo 13 anni quell’esperienza dovrà trovare un altro modo, e un altro luogo, per non chiudersi definitivamente. Ora però il nodo centrale resta quello di far spostare le persone dalla strada, per la loro stessa incolumità. Da capire se questo avverrà pacificamente o meno.

Cominciano a pesare d’altronde - se non sul Campidoglio, sugli altri palazzi coinvolti - i primi esposti presentati sulla tendopoli (il consigliere municipale Marco Palma di Fratelli d’Italia ha segnalato la situazione alla Asl) e non è sfuggita neanche la gravità di un episodio raccontato qualche giorno fa dagli stessi attivisti di Spin Time: un bambino di 18 mesi che ha avuto un malore per il caldo ed è stato portato in ospedale in codice rosso. Fortunatamente si è ripreso quasi subito, ma se l’esito fosse stato drammatico? Archiviate per ora le trattative, si tratta di offrire sistemazioni alternative a 150-200 persone in stato di bisogno, di cui un centinaio di minori. Questo almeno fino a fine agosto, poi si vedrà.