cold case
Giallo di via Poma, analizzati cinque nuovi profili genetici: cosa è emerso
Nuovi elementi sul delitto di via Poma. Altri otto profili genetici - cinque maschili e tre femminili - sono finiti sotto la lente degli investigatori che cercano di dare un nome all'assassino di Simonetta Cesaroni. La Procura di Roma ha disposto l'analisi del Dna di cinque uomini e tre donne, mai indagati, nell'ambito dell'inchiesta riaperta due anni fa sull'omicidio della ventenne uccisa con 29 coltellate il 7 agosto 1990 negli uffici di una palazzina nel quartiere Prati. I test sono stati eseguiti nel mese di giugno e, secondo quanto si apprende, hanno dato esito negativo.
Si tratta di un accertamento tecnico irripetibile, ed è stato affidato ai carabinieri del Ris il 4 giugno scorso, riguarda i profili genetici di professionisti residenti nello stabile all'epoca dei fatti e di persone ritenute molto vicine a chi lavorava negli uffici di via Poma. L'obiettivo era confrontare quei campioni con le tracce biologiche repertate sulla scena del delitto, nella speranza che le moderne tecniche scientifiche consentano di individuare un elemento decisivo. I loro Dna sono stati comparati con le tracce isolate sugli indumenti della vittima, in particolare sul corpetto, sul reggiseno e sui calzini, reperti conservati fin dall'omicidio. La nuova attività investigativa si inserisce nel lavoro avviato dopo che il giudice per le indagini preliminari respinse la richiesta di archiviazione della Procura, invitando gli inquirenti a proseguire gli accertamenti. Da oltre un anno e mezzo i carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci, coordinati dal sostituto procuratore Alessandro Lia, stanno ricostruendo ogni dettaglio dell'inchiesta, riesaminando atti, reperti e testimonianze.