FORZE DELL'ORDINE

Roma, doppio blitz della Polizia. Arresti per mandato internazionale

Ignazio Riccio

Due operazioni condotte a distanza di poche ore, due latitanti individuati nel cuore della Capitale, due mandati di cattura emessi da autorità straniere finalmente eseguiti. È il bilancio di un doppio blitz della polizia di Stato che conferma quanto Roma, pur restando una delle mete più ambite da chi cerca di sparire, sia tutt'altro che un rifugio sicuro per chi ha pendenze con la giustizia di altri Paesi. Le indagini sono state coordinate dall'Ufficio Esecuzioni della Procura della Repubblica capitolina e si sono sviluppate lungo i canali ormai consolidati della cooperazione di polizia internazionale.


Il primo intervento porta la firma degli agenti del Reparto Volanti, allertati da una segnalazione giunta alla sala operativa della Questura di Roma. Il controllo, apparentemente di routine, si è trasformato in un'operazione di ben altro spessore quando i successivi accertamenti nelle banche dati internazionali hanno permesso di attribuire all'uomo fermato in un albergo della città la sua vera identità: un cittadino cinese di 43 anni, destinatario di un mandato d'arresto a fini estradizionali emesso dalla Repubblica Popolare Cinese.
Secondo la ricostruzione delle autorità di Pechino, l'uomo sarebbe legato a un'organizzazione criminale specializzata in raggiri realizzati attraverso il web: piattaforme di gioco online del tutto fittizie e proposte di investimento con rendimenti fuori mercato, pensate per attirare vittime in cerca di guadagni facili. Il meccanismo, spiegano gli inquirenti cinesi, funzionava con una logica collaudata: prime somme investite e in apparenza "fruttifere", poi importi sempre più consistenti, fino al momento in cui l'intero sistema si bloccava, rendendo di fatto irrecuperabile il denaro versato. Un impianto che, sempre secondo l'accusa, avrebbe coinvolto qualcosa come 300mila persone e generato profitti illeciti per oltre 2,6 miliardi di yuan, circa 337 milioni di euro al cambio attuale.

  


Va sottolineato che si tratta, in questa fase, di accuse formulate dalla giurisdizione richiedente e non di una condanna definitiva: l'uomo, una volta identificato con certezza, è stato associato alla casa circondariale di Regina Coeli, dove resta a disposizione dell'autorità giudiziaria italiana competente per la procedura di estradizione. In sede di convalida è stata comunque disposta nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere, in attesa degli sviluppi del procedimento. Poche ore prima, in un'altra zona della città, si è consumata la seconda vicenda. Il quartiere Tomba di Nerone, lungo via Cassia, è stato teatro dell'arresto di un cittadino romeno di 34 anni, individuato grazie al lavoro congiunto dello Scip - il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia - e dei Falchi della Squadra Mobile di Roma. Un'attività investigativa paziente, coordinata anch'essa dai magistrati dell'Ufficio Esecuzioni della Procura capitolina, che ha permesso di circoscrivere l'area in cui l'uomo si nascondeva e di procedere all'identificazione.


A differenza del primo caso, qui la posizione giudiziaria è già definita: sul 34enne pendeva un mandato d'arresto europeo emesso dalle autorità romene in esecuzione di una condanna passata in giudicato, un anno e dieci mesi di reclusione. La pena era scaturita da un episodio risalente al 2023, quando l'uomo era stato sorpreso alla guida di un'automobile con un tasso alcolemico ampiamente superiore ai limiti di legge e, soprattutto, senza aver mai conseguito la patente di guida. Anche per lui il destino giudiziario si è chiuso, almeno per ora, dietro le mura di Regina Coeli, dove è stato tradotto a disposizione della magistratura.


I due episodi, pur riguardando situazioni giuridicamente distanti - un procedimento estradizionale ancora aperto da un lato, una condanna definitiva dall'altro - raccontano la stessa dinamica di fondo: quella di una macchina della cooperazione internazionale che funziona sempre più spesso a pieno regime. Mandati d'arresto europei, richieste estradizionali, banche dati condivise tra Interpol e forze di polizia dei singoli Paesi: strumenti che, uniti al lavoro sul territorio di reparti come le Volanti, lo Scip e la Squadra Mobile, riducono progressivamente lo spazio di manovra per chi pensa di poter far perdere le proprie tracce semplicemente attraversando un confine.


Un dato, in particolare, colpisce per la sua portata: le circa 300mila persone che sarebbero rimaste coinvolte, secondo l'accusa cinese, nel giro di presunte frodi online riconducibile al 43enne fermato a Roma. Numeri che, se confermati nelle sedi opportune, restituiscono la dimensione di un fenomeno - quello delle truffe finanziarie digitali - sempre più transnazionale, capace di muovere capitali ingenti sfruttando la rete e la distanza fisica tra vittime e presunti responsabili. Ed è proprio su questo terreno, quello della cooperazione tra polizie e magistrature di Paesi diversi, che si gioca oggi buona parte della partita contro una criminalità che non ha più bisogno di confini per operare.