Sbandati e clochard, tornare a casa sui bus notturni un'impresa sempre più rischiosa
Turisti spaesati, romani spazientiti e conducenti dei bus preoccupati: «La notte, il nostro lavoro diventa una roulette russa». I disagi e i timori, dall’una di notte in poi, si intrecciano nel parcheggio degli autobus della stazione Termini, crocevia di ragazzi che tornano a casa dopo una sera in giro per i locali, di lavoratori che hanno finito il turno, di turisti che vorrebbero raggiungere l’albergo ma non capiscono dove andare. Le indicazioni sono carenti e confuse, i cartelli con gli orari spesso illeggibili o assenti, le mappe alle fermate ormai sbiadite e difficili da consultare al buio. Per chi non parla correttamente italiano, comprenderle è impossibile. Loro sono i viaggiatori della notte, quelli costretti ad affidarsi agli autobus di linea perché dopo le 23.30 la metropolitana chiude. E così si ritrovano tutti lì, ognuno con le sue esigenze, ognuno con le sue paure, in un via vai continuo che non si placa mai del tutto.
L’nMA (la linea bus notturna che sostituisce la metro A) arriva puntuale. Alla fermata le persone sono tante, più di una cinquantina, ammassate sotto la pensilina in attesa. E così, quando si aprono le porte, bisogna sgomitare per riuscire a trovare un posto a bordo. Michael e Sophie, due turisti francesi, osservano la scena e scuotono la testa. «Questo ci porta al Colosseo?», chiedono a chi hanno intorno. «Abbiamo l’albergo lì vicino, ma non capiamo come raggiungerlo». Nessuno risponde: ognuno è concentrato sul proprio tragitto. Le porte del bus, però, nel frattempo si chiudono: il percorso, di 31 chilometri, va da Anagnina a Battistini. E no, il Colosseo, nelle fermate previste, non c’è. Di notte, poi, è anche una questione di sicurezza. Numerosi i personaggi che salgono a bordo senza né una meta né un vero motivo: «Sono ubriachi – raccontano alcuni conducenti – qualcuno di loro spesso diventa incontenibile. Ma anche intervenire può essere pericoloso. Non sai mai come può reagire a un richiamo, e in certi casi basta un tono di voce sbagliato per far degenerare tutto». Un conducente dell'nMA, che questo lavoro lo fa da ventuno anni, spiega bene cosa significa guidare di notte i mezzi pubblici: «È una roulette russa. Ci sono notti in cui si può trovare quello esagitato, che magari crea anche problemi a bordo, e ci sono altre sere in cui il viaggio procede tranquillo». Poi riflette: «Dal posto del guidatore si vive realmente il disagio di questa città. Negli specchietti vedo lo sbandato, il ragazzino che non rispetta le regole e magari fuma seduto con i piedi sul sedile. Poi c’è chi non ha un tetto e, d’estate come d’inverno, usa l’autobus per dormire. In questi casi, però, credo che il problema sia la mancanza di ricoveri adeguati, non che queste persone disperate facciano un pisolino sul bus».
Sono in tanti gli "invisibili" che vivono le notti romane. Spesso salgono sugli autobus a mezzanotte, quando comincia il servizio notturno, e restano seduti al loro posto fino alla fine della corsa, alle cinque del mattino. Da capolinea a capolinea, tutta la notte, senza mai scendere. C’è chi dorme e chi è seduto con una borsa dove conserva lo stretto necessario: «La notte la passo qui, mi dà un senso di sicurezza, ho compagnia e c’è l’aria condizionata». Per loro l’autobus non è un mezzo di trasporto, ma l’unico rifugio possibile, l’unico posto dove sentirsi al riparo fino all’alba. Il fine settimana, raccontano gli autisti, è il momento in cui le tensioni aumentano di più. Capita di trovare gruppi di ragazzi che hanno bevuto troppo, che fumano e disturbano gli altri passeggeri, oppure viaggiatori che vanno in escandescenza accusando l’autista di non essersi fermato, quando magari sono loro a non aver prenotato la fermata, o semplicemente lì non transita quella linea. «A ogni corsa non sappiamo cosa ci aspetta», raccontano, come se ogni turno fosse un’incognita da affrontare da soli. Un lavoro solitario, in cui l’autista finisce spesso per fare anche da mediatore quando le tensioni salgono a bordo, senza avere strumenti diversi dalla parola e dalla pazienza, notte dopo notte.
Dietro ogni autobus, però, c’è un fitto sistema di sorveglianza e un controllo costante da parte della centrale operativa: si parte dalla cabina di guida, blindata e antiaggressione, per arrivare al pulsante di emergenza che fa scattare l’allarme in centrale, mentre le telecamere di bordo registrano tutto in tempo reale. La centrale operativa, attiva ventiquattr’ore su ventiquattro, mantiene un collegamento diretto con le centrali di polizia e carabinieri, pronti a intervenire in caso di necessità, anche se i tempi di arrivo, in certe zone della città, non sono sempre brevissimi. GabrielDisagi che però non avvengono solo di notte. Nel pomeriggio del 21 luglio un uomo ha preso a calci la porta di un autobus, mandando in frantumi i cristalli: a scatenare la sua reazione, il richiamo dell’autista Atac per aver parcheggiato in doppia fila, ostruendo la carreggiata. Nella mattina di domenica 19 luglio, invece, un passeggero a bordo della linea 775 Atac ha spruzzato una sostanza urticante all’interno dell’abitacolo, costringendo alcuni viaggiatori a scendere in fretta, tossendo, con gli occhi che bruciavano, in un altro episodio che racconta quanto, ormai, la tensione sui mezzi pubblici romani non conosca più orario.