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Bus roventi a Roma, l'ira dei passeggeri: "Questo è un calvario"
Raggiungono la fermata di corsa, provando a sfuggire al caldo che l’asfalto sprigiona, e si rannicchiano nei pochi lembi di ombra a disposizione, sperando che l’attesa sia breve. Le pensiline, d’altronde, o non ci sono o sono trasparenti e assorbono i raggi di sole fino a far diventare le sedute roventi. Sono i passeggeri dei trasporti di superficie, che ormai da qualche giorno sono costretti a vivere odissee quotidiane. O calvari. È così che definisce il suo viaggio Rosa, a bordo dell’834 della linea 170. Il suo volto è provato, muove il ventaglio freneticamente e cerca la bottiglietta d’acqua nello zaino che ha in spalla. «Ho 67 anni, i mezzi li ho sempre presi, ma un caldo così forte non me lo ricordo», dice. Poi alza gli occhi al cielo e farfuglia qualche altra parola incomprensibile.
Sull’833 della linea 44 la musica non cambia. Qui un paio di pendolari sperano di cavarsela con i ventilatori portatili ai quali si sono convertiti. Simone, 24 anni, accenna un sorriso, ma il sudore sulla fronte lo tradisce. «Ho preso il bus per non camminare sotto ai raggi del sole. Credevo che almeno qui si potesse respirare. Ho sbagliato. Forse avrei dovuto prendere il monopattino», commenta. Monica, poco più in là, alza le braccia verso la griglia da cui dovrebbe uscire l’aria condizionata. «Ma non esce! Fatemi scendere», scandisce a voce alta. Poi controlla il monitor per verificare quante siano le fermate rimaste e si tranquillizza: a quella successiva scende. Sul 3529 della linea 671, in via Appia Nuova, a condividere il viaggio sono mamma e figlia. Si chiamano Franca e Cristina e sono sedute vicino all’autista. Provano a intrattenersi a vicenda leggendo sullo smartphone i sintomi dei colpi di calore. «Disturbi neurologici, problemi gastrointestinali, alterazione cardiovascolari...», elenca la prima. La ragazza, però, sdrammatizza: «Ma dai, sei esagerata». Eppure continua ad alzarsi dal posto e ad avvicinare la faccia al finestrino in alto, che è aperto.
Le temperature, in effetti, non accennano a scendere. E non sono solo i pendolari a rendersene conto. L’ondata di calore che ha travolto il Distretto dell’Appennino centrale nella seconda metà di giugno ha raggiunto i valori più elevati proprio nella Capitale, dove la rete di monitoraggio Aubac ha registrato una temperatura massima di 40,1 °C il 29 giugno presso la stazione di Roma Centro (Collegio Romano). In uno dei bus ispezionati c’è anche un bambino. Il suo nome è Diego, ha 8 anni. Sta andando a trovare la nonna, che abita in zona Marconi. «Quando arriviamo?», chiede, muovendo la manina a mo’ di ventaglio e togliendo il cappellino dalla testa perché «fa troppo caldo». Tra i malcapitati viaggiatori del 2450 della linea 61, quello su cui il display del termometro segna i 36.2°, c’è Massimiliano. Prova a trovare una spiegazione: «Forse l’impianto di climatizzazione è scarico o forse siamo troppi», ipotizza alzando le spalle. Gli mancano tre fermate per arrivare a "Monti Tiburtini". Non può arrendersi ora.