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Roma Centro, basta con la caccia ai bed&breakfast
Mentre l’Amministrazione Gualtieri spinge sulla necessità di una regolamentazione dell’extralberghiero contro la desertificazione del centro storico, loro, i titolari di b&b, case vacanze, affittacamere, rispondono con un documento che, numeri alla mano, li chiama decisamente fuori dal problema dell’overtourism. «Non siamo noi i responsabili del fatto che in centro scappano i residenti - tuona Federico Traldi, presidente di Albaa extralberghiero Roma - semmai sono i prezzi degli affitti alle stelle e la mancanza di servizi essenziali quali scuole, parchi, negozi e altro a rendere impossibile la vita di chi ha scelto una casa in centro». Gli operatori sono abbastanza stanchi di sentirsi sempre «accusare» di essere la causa del fuggi fuggi dei romani dal Centro e lo mettono nero su bianco su un’indagine statistica commissionata, che mostra un quadro completo del rapporto tra turisti e residenti, il numero dei posti letto disponibili, la densità delle strutture ricettive nei vari quartieri della Capitale.
E dunque. È vero, dicono dall’Associazione di categoria, che i posti letto dell’extralberghiero siano superiori a quelli dell’alberghiero, ma il tasso medio di occupazione è molto più elevato nei secondi: 85,59% a fronte di 104.724 posti letto, contro il 34,47% con 18 milioni e 700 mila presenze e un numero di quasi 150 mila posti letto. Quindi la pressione turistica, in realtà, incide complessivamente su circa lo 0,1% del territorio e se è vero che in alcuni rioni come Monti, Trevi, Colonna, Parione e Castro Pretorio, questa incidenza è decisamente maggiore è pur vero, spiegano ancora dall’Albaa, che sempre in queste zone è semmai l’alberghiero a dare maggiore ospitalità ai turisti, con il caso emblematico di Castro Pretorio, che registra 18.808 posti letto contro circa 5.859 extralberghiero. Il primato per incidenza degli alloggi di b&b e simili, invece, va sicuramente a Trevi dove si è raggiunta l’incidenza di 31,61 abitazioni a uso turistico ogni 100. «Pur considerando che gli alloggi a uso extralberghiero rappresentano di media il 2,26% delle abitazioni sull’intero territorio comunale - spiega ancora Traldi - il dato appare poco significativo se messo in rapporto con l’estensione di Roma».
E anche in Municipio I, dove il problema per l’Amministrazione sembra essere arrivato al limite, tanto da richiedere più volte uno stop delle strutture turistiche, difficile tuttavia da far valere a livello legislativo, l’incidenza rimane piuttosto contenuta visto che è pari al 14,85%, con valori più elevati che si concentrano in alcuni specifici rioni del centro storico ma che comunque non vanno oltre il 17,86%. «La pressione turistica romana non può essere imputata soltanto e sempre a noi - ancora il presidente di Albaa - i dati sull’offerta mostrano infatti che è la ricettività alberghiera a costituire ancora l’ossatura principale del sistema». La tesi degli operatori dell’extralberghiero non può che avere una conclusione: «Il tema dell’overtourism non può essere affrontato solo attraverso la regolazione dei luoghi di pernottamento perché la distribuzione delle strutture ricettive non coincide in modo automatico con la geografia della fruizione turistica».