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"Ostia deve rinascere". Bara, fiaccole e rabbia al corteo per la sicurezza
Una bara portata a spalla, centinaia di cittadini in marcia con fiaccole e lumini in un lungo corteo attraversato da rabbia, amarezza ma anche dalla speranza di un cambiamento. È quanto avvenuto ieri sera ad Ostia, dove centinaia di persone si sono ritrovate in piazza Anco Marzio per denunciare il degrado del territorio e chiedere un futuro diverso per il litorale romano. Un’iniziativa organizzata dall’associazione Giustizia X Ostia, che ha voluto rappresentare la «morte della città» attraverso un vero e proprio funerale simbolico, trasformato però in un messaggio di rinascita con un unico obiettivo: richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle criticità che da anni affliggono il territorio e sollecitare interventi concreti di riqualificazione non «irrisolti». Dagli stabilimenti chiusi e abbandonati come Kursall, Shilling, Hibiscus, la Casetta, l’Oasi alle prese con occupazioni abusive e problemi di sicurezza pubblica, la denuncia dei manifestanti coinvolge anche aree verdi abbandonate e nel degrado più assoluto come la pineta delle Acque Rosse, diventata una discarica di rifiuti sotterrati tra la vegetazione e dimora di senza fissa dimora. Ma non solo.
Tante, troppe le criticità. Dal degrado della pineta di Procoio fino alla via litoranea, passando per la riserva naturale di Castelporziano, dove persistono troppe aree abbandonate con terre franche di prostituzione. Troppi anche le criticità legate alla viabilità, come ad esempio via della Baleniere, la storica strada dello shopping di Ostia ridotta a un colabrodo, un percorso a ostacoli, segnato da crateri, crepe profonde e avvallamenti. Come poi non scordare il divieto di transito che persiste da mesi dovuto alla voragine aperta sulla pavimentazione stradale tra via Isole di Capoverde e via Tagaste. «La situazione è inaccettabile- spiega il presidente Mauro Delicato - servono bonifiche e urgenti interventi in diversi ambiti.
Non siamo qui per celebrare una morte, ma per denunciare una lenta agonia che dura da anni tra strade dissestate, servizi insufficienti e lidi chiusi e abbandonati a sé stessi. Ostia merita molto di più». E così, intorno alle 18.30 di ieri un carro funebre ha iniziato a percorrere le strade di Ostia trasportando una bara con la scritta «Ostia». Il mezzo ha attraversato diversi quartieri del litorale fino a raggiungere il lungomare davanti a piazza Anco Marzio. Alle 21 è iniziata la fase più suggestiva dell’evento: la bara è stata estratta dal carro e portata a spalla da persone con il volto coperto da cappucci neri.
Due cortei distinti, composti complessivamente da decine di partecipanti con torce e lumini accesi, hanno fatto il loro ingresso nella piazza. A guidare uno dei gruppi uno striscione con la scritta: «Ostia è morta, ma chi ama questa città la farà risorgere», accompagnato da una corona di fiori. Per alcuni minuti la piazza si è così trasformata in una sorta di teatro civile con la bara, collocata al centro e illuminata dalle fiaccole, diventata il simbolo di una comunità che denuncia uno stato di abbandono ormai percepito come «insostenibile». «Siamo stanchi di sentir parlare sempre degli stessi problemi senza vedere soluzioni», ha commentato l’attore Enzo Salvi, presente al corteo. «Questa manifestazione è un grido d’amore verso Ostia, non una protesta contro qualcuno. Vogliamo che torni a essere il fiore all’occhiello del mare di Roma». Particolarmente significativo il momento conclusivo dell’evento, quando i partecipanti hanno iniziato a firmare la bara con dediche e messaggi come «Io c’ero», «Ostia risorgerà» e «Ti amo».
Il corteo si è infine diretto verso il Municipio X. Sotto i portici dell’edificio la bara è stata deposta tra candele accese e fiori lasciati dai partecipanti. Una manifestazione intensa, segnata da emozione e partecipazione, conclusa dietro la denuncia del degrado con una comunità che non intende arrendersi e che continua a chiedere attenzione, rispetto e futuro per una città che quest'anno celebra 103 anni di storia.