progetto per lo stadio

Flaminio alla Lazio, via alla conferenza dei servizi con il nodo dei vincoli

Martina Zanchi

Ha preso il via a mezzogiorno di un caldo giovedì romano – il primo della stagione da allerta meteo rossa – la conferenza dei servizi preliminare chiamata a valutare il progetto della Lazio per lo stadio Flaminio, impianto comunale che versa in stato di abbandono da oltre dieci anni. Per trasformarlo nella casa dei tifosi biancocelesti, la società ha annunciato un investimento di 480 milioni di euro e soluzioni architettoniche finalizzate ad aumentare la capienza fino a 50 mila posti, garantendo il rispetto del disegno di Antonio e Pier Luigi Nervi. Ma proprio i vincoli che insistono sullo stadio rischiano di essere lo scoglio più difficile da superare in questa fase dell’iter, dove bisogna ottenere anche il parere favorevole, con prescrizioni o meno, della Soprintendenza statale.

Le probabili «scintille» burocratiche, però, sono rimandate. La seduta di ieri - durante la quale ha preso la parola anche il patron della Lazio Claudio Lotito, che ha ribadito il valore aggiunto che la riqualificazione del Flaminio rappresenterebbe per l’intera città - è stata infatti più che altro introduttiva e non si è entrati nel merito di nodi specifici. È emerso inoltre che non verrà approfondito in questa sede (perché non è previsto dall’iter) il Piano economico-finanziario redatto dalla Lazio, documento che affronta la sostenibilità dell’opera e le fonti di finanziamento. Sarà Roma Capitale a occuparsene, a latere della conferenza e probabilmente con il supporto di enti specializzati, mentre trapela già la possibilità che nei prossimi giorni gli uffici comunali chiedano alla società biancoceleste alcune specificazioni sul contenuto del Pef. La Lazio potrebbe dover argomentare meglio le voci relative a costi e ricavi, spiegare come si arriva ai numeri riportati nelle tabelle.

  

Nel frattempo, la conferenza dei servizi andrà avanti per i prossimi 45 giorni, più eventuali proroghe, per acquisire tutti i pareri tecnici necessari, tra i quali quello relativo alla mobilità nel quartiere. Se arriverà il via libera, la Lazio potrà passare a redigere il progetto definitivo, ma a quanto pare il Campidoglio è orientato ad avviare anche per il Flaminio, com’è già avvenuto per lo stadio della Roma a Pietralata, una fase di Dibattito pubblico in cui tutti gli interessati potranno dire la propria sul progetto. Nel caso della Roma, ai dieci incontri organizzati in due mesi parteciparono circa 700 persone e la procedura si concluse con una relazione finale di cui la giunta capitolina ha preso atto con una delibera. In questo caso, sottolineano fonti del Campidoglio, potrà essere sviscerato pubblicamente qualsiasi aspetto del progetto, incluso quello economico-finanziario.

Tornando all’iter in corso, nel caso in cui la conferenza preliminare si concluda positivamente, lo step successivo sarà la dichiarazione di pubblico interesse prima in Giunta e poi in Assemblea capitolina. Poi si dovrebbe passare al Procedimento autorizzatorio unico (Paur), che unisce conferenza dei servizi decisoria e valutazione di impatto ambientale. Una procedura, questa, a cui sta per approdare la Roma per lo stadio a Pietralata. Ieri la giunta regionale ha approvato lo schema di convenzione tra il commissario di Governo per gli stadi candidati a Euro 2032, Massimo Sessa, la Regione stessa e Roma Capitale. Convenzione che sarà valida fino al 31 dicembre 2032, che disciplina lo svolgimento del Procedimento unico e individua gli uffici coinvolti. Se anche stavolta per la Roma arriverà un «sì», l’autorizzazione al progetto sarà definitiva.