Presidi, fede e legalità
Don Coluccia pronto a sfidare pure il Quarticciolo. Presidi fissi, fede e legalità
Mercoledì il blitz dei Falchi della Squadra Mobile. Giovedì un’operazione dei carabinieri della Compagnia Casilina e del Radiomobile. Venerdì i fuochi d’artificio per annunciare l’arrivo di un nuovo carico di droga, con gli spacciatori in festa per le vie del quartiere, pronti ad accogliere un fiume di acquirenti. Una sequenza che al Quarticciolo, uno dei quartieri più difficili della periferia Est e tra le maggiori piazze di spaccio della Capitale, può ripetersi più volte nel corso della settimana. E questo vuol dire una cosa sola: l’impegno, anzi, il super impegno delle forze dell’ordine, purtroppo, non basta. Così come non bastano la "zona rossa", sperimentata nei mesi scorsi, e il "decreto Caivano". A pensarla così è anche il prete "antispaccio" don Antonio Coluccia, che proprio venerdì ha rovinato la festa agli spacciatori, presentandosi nello stesso istante del nuovo carico di droga, mentre tra i palazzoni popolari rimbombavano i "botti" dei fuochi d’artificio. E allora vai con il fuggi fuggi dei pusher nei portoni alla vista di don Coluccia e della sua scorta.
Lui quell’inferno lo conosce bene, così come le altre piazze di spaccio, a partire da Tor Bella Monaca e San Basilio, dove da anni organizza presidi sfidando i boss dei quartieri. Il video girato venerdì sera da don Coluccia, del resto parla chiaro. Lo ha pubblicato ieri mattina sul suo profilo X. La festa, i pusher radunati in attesa dell’arrivo della "merce", alcuni con molossoidi al guinzaglio, come se i blitz di polizia e carabinieri non fossero mai avvenuti. Al Quarticciolo, come nelle altre grandi "piazze" romane, si fa presto a tornare alla normalità. Per questo motivo don Coluccia, continuando a mettere la sua vita in pericolo, è pronto a organizzare presidi sociali permanenti.
«È un sistema che si rigenera rapidamente - spiega don Coluccia al telefono - perché alimentato da interessi criminali radicati e difficili da estirpare con interventi isolati. La mia proposta per il Quarticciolo è di rafforzare la presenza con iniziative mirate, con presidi civici evangelici, con l’obiettivo dichiarato di coinvolgere i cittadini e promuovere una cultura della legalità». Non è la prima volta che la presenza di Don Coluccia al Quarticciolo genera tensioni. In passato si sono verificati episodi di forte contestazione, tra cui lanci di oggetti dai palazzi, insulti e momenti di scontro durante le cosiddette «passeggiate della legalità».
In un’occasione, la situazione degenerò al punto da rendere necessario l’intervento della scorta, che mise in sicurezza il sacerdote, come accaduto a Tor Bella Monaca. Qui, il 29 agosto del 2023, durante una delle sue «passeggiate» in via dell’Archeologia, un 28enne in sella a uno "scooterone" lo ha prima insultato e poi ha tentato di investirlo. La scorta ha reagito sparando. Uno dei colpi ha ferito l’aggressore al braccio, per fortuna senza gravi conseguenze. E oggi, più che mai, l’intenzione è di non arretrare. Presto, dunque, nuove attività itineranti, anche al Quarticciolo, con furgone e Radio Megafono 48, la web radio mobile da lui fondata per combattere spaccio e criminalità organizzata con megafono e preghiere di strada. «La droga qui non è conseguenza, ma è causa - ha detto ancora don Coluccia - Occorre prevenzione, presenza costante, anche spirituale. Ho toccato interessi criminali enormi e ho subito intimidazioni e agguati. Ma non mi fermo. Salvare un giovane dalla droga per me vale quanto una Santa Messa. È un dovere morale anche nei confronti di tante mamme e anziani che si sono rivolti a me per non abbandonare il Quarticciolo la notte».
Una sfida complessa che richiede continuità di interventi, coordinamento istituzionale e una strategia a lungo termine. Tutte cose che sono già sul piatto, grazie all’impegno del Governo che ha inserito il Quarticciolo nel cosiddetto "modello Caivano", con uno stanziamento di oltre 20 milioni di euro. Ma anche della Regione Lazio, che ne ha stanziati 30, e del Comune, che ne ha messi quasi 25. A questo si aggiunge il piano dell’Ater, che dopo anni di immobilismo ha pianificato interventi per sgomberare e riassegnare 100 alloggi popolari. Ma a distanza di un anno, nonostante i fondi a disposizione, la buona volontà delle istituzioni, l’impegno costante delle forze dell’ordine, al Quarticciolo non è cambiato ancora niente. Gli spacciatori sono lì, ad attendere il prossimo carico di droga, mentre l’ex commissariato occupato di via Ostuni, (l’ex Questura, come la chiamano), nel cuore del quartiere, è ancora ostaggio di un centro sociale. Gli stessi che vorrebbero Stato e legalità il più lontano possibile.