scacco alla criminalità
Rapine nelle gioiellerie, sgominata la banda dei "Vampiri d'Oro"
Settanta orologi di lusso per un valore superiore ai 900mila euro. Questo il bottino del colpo che ha portato la polizia di Stato, coordinata dai magistrati del Dipartimento criminalità diffusa e grave della Procura di Roma, a smantellare la banda che, tra il 2023 e il 2025, ha commesso rapine a mano armata ai danni di gioiellerie e uffici postali della Capitale. Sette le misure cautelari eseguite ieri dagli agenti della Squadra Mobile: per cinque delinquenti è stata disposta la custodia cautelare in carcere; altri due banditi, invece, sono stati posti agli arresti domiciliari.
Le indagini sono iniziate a seguito della rapina consumata il 9 marzo 2024 nella "Gioielleria Grande" in viale Parioli, punto di riferimento della Roma bene per comprare o rivendere Rolex. Due finti clienti hanno prima simulato interesse per l’acquisto di un orologio di lusso e poi estratto due pistole - una delle quali dotata di silenziatore - per minacciare il commerciante e trafugare i 70 pezzi. L’episodio ha subito orientato gli investigatori verso un contesto criminale strutturato. A mettere gli uomini della Squadra Mobile sulle tracce dell’associazione per delinquere è stato un volto estrapolato dalle immagini di videosorveglianza dell’esercizio, i cui tratti somatici sembravano combaciare con quelli di un noto pregiudicato per reati della stessa specie.
Attraverso specifici accertamenti, la fisionomia dell’uomo è stata associata a quella di Massimo Di Stefano, 61enne romano legato a Manlio Vitale, detto "er Gnappa", storico rapinatore e "cassettaro" romano, già appartenente alla Banda della Magliana. I riscontri tecnici successivi hanno poi consentito di ricostruire l’operatività di un gruppo, noto con il nome "Vampiri d’Oro" e strutturato su un assetto piramidale. Al vertice c’era un 56enne siciliano, Franco Tomasello. Massimo Barbieri, un conterraneo del primo di 47 anni, aveva mansioni operative e logistiche. A Di Stefano invece spettava il compito di custodire le armi, con l’appoggio di altri due componenti della banda, un altro siciliano e un altro romano, di 40 e 65 anni, Sebastiano Condorelli e Maurizio Provaroni. I colpi venivano pianificati con meticolosità. I veicoli usati per raggiungere l’obiettivo, assicurare copertura agli esecutori e garantire loro la fuga venivano scelti tra mezzi precedentemente rubati e "ripuliti" con l’apposizione di targhe contraffatte o clonate. A completare il dispositivo c’era un furgone, allestito con apparati tecnologici idonei a interferire con le comunicazioni come jammer e disturbatori di frequenze.
Il quadro indiziario raccolto si è poi cristallizzato con l’arresto in Versilia, lo scorso gennaio, proprio di Di Stefano. Il 61enne è stato trovato in possesso di una pistola clandestina e di una delle auto rubate usate dal gruppo. Le indagini hanno permesso di ricostruire a carico della banda altre tre rapine. La prima, che risale al 20 novembre 2023, è stata commessa ai danni della gioielleria "De Pascalis", in via Veneto; la seconda, del 14 luglio 2024, è stata consumata nell’ufficio postale di Monte Porzio Catone e la terza è quella messa a segno nella gioielleria "Biagini" di Perugia il 5 ottobre del 2024. Un quinto colpo è stato sventato dagli agenti in via Borromeo, a Primavalle, il 4 febbraio 2025.