i nodi del commercio

A Roma "no parking, no shopping". Uno studio spiega il perché

Damiana Verucci

Oltre due milioni di macchine che ogni giorno si spostano da una parte all’altra della città per soli 103.872 posti auto, tra stalli tariffati, gratuiti, aree presso poli attrattori e parcheggi di interscambio, certificati dall’Annuario della Mobilità del 2025. Ovvio che questo si traduca in sole due parole: doppia fila. E ovvio anche, almeno secondo l’ultimo studio di Confartigianato Roma, che la doppia fila comporti un ingente danno economico per il commercio di vicinato stimato, per una via con circa 300 negozi, tra i 150 mila e i 250 mila euro di perdite giornaliere, che su base annua significa decine di milioni di euro. Perché se non so dove lasciare l’auto, a meno di non immaginare una multa per divieto di sosta (nel bimestre gennaio/febbraio sono state oltre 320 mila le sanzioni accertate dalla polizia municipale) mi passa la voglia di fare shopping.

Ma l’Associazione di categoria non si è limitata a stimare il danno economico per l’esercizio di vicinato. È andata a vedere dove il danno è maggiore calcolando la quota dei posti auto occupati stabilmente dai residenti. Quota che di media sta tra il 50% e il 70% degli stalli disponibili, lasciando dunque margini minimi e instabili a clienti e lavoratori. Nello specifico, l’ufficio studi ha rilevato, per esempio, che su viale Marconi la percentuale dei posti dove parcheggiano i residenti è tra il 50 e il 65%; su via Appia, tra il 40 e il 60; su via Tuscolana tra il 50 e il 65; su via dei Colli Portuensi tra il 60 e il 70 così come su via dei Castani.

  

Non è colpa neanche di chi abita in queste zone, peraltro, sottolineano ancora da Confartigianato. C’è infatti da considerare che le politiche urbanistiche degli ultimi trent’anni hanno favorito la trasformazione di molti garage privati in magazzini o medie strutture di vendita. Si stima che la perdita di capacità di sosta privata, dovuta proprio a cambi di destinazione d’uso o mancata conservazione della funzione originaria, sia nell’ordine di 20 mila-30 mila posti: circa il 20% dell’intero stock pubblico attuale, che sarebbero appunto stati sottratti alla disponibilità degli automobilisti. A farne dunque le spese, dopo i cittadini in primis, sono le imprese commerciali.

Lo studio dell’Associazione di categoria evidenzia in particolare che le difficoltà di sosta riducono la frequenza delle visite e la durata della permanenza, spingendo la domanda verso i centri commerciali o l’e-commerce. A Roma questo effetto è amplificato da una gestione inefficiente del carico/scarico merci. Applicando i modelli di comportamento dei consumatori, nelle principali direttrici romane la difficoltà di parcheggio influenza negativamente tra il 20% e il 40% della clientela. «L’analisi effettuata dall’ufficio studi sulla mobilità - è il commento del Presidente di Confartigianato Roma, Andrea Rotondo - evidenzia come il processo di "desertificazione commerciale" che negli ultimi 5 anni ha visto Roma perdere circa 2.000 imprese, non sia legato solo alla trasformazione delle modalità di consumo e alla concorrenza delle piattaforme digitali, ma anche alle gravi difficoltà della mobilità urbana».