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Roma, Daddy's Pride: la marcia dei papà separati al Circo Massimo

Massimiliano Gobbi

La Capitale torna a protestare con una manifestazione che, anno dopo anno, continua a interrogare la coscienza pubblica sul tema delle separazioni familiari e del diritto dei figli a mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori. E' la mission dei tanti papà separati che si sono riuniti quest'oggi alla 28esima edizione del "Daddy's Pride" per chiedere un pieno riconoscimento della bigenitorialità. Dalle 14 alle 18, nell’area che collega il Circo Massimo al Colosseo, decine di partecipanti hanno preso parte alla manifestazione pacifica promossa da associazioni e gruppi attivi sul tema dei diritti genitoriali. Un’iniziativa che non nasce come contrapposizione, ma come rivendicazione di un principio che gli organizzatori definiscono essenziale: il diritto dei figli a non perdere nessuna delle due figure genitoriali dopo una separazione. “Non siamo contro nessuno, non siamo contro le madri. Siamo qui per i figli”, ripetono gli organizzatori, ribadendo il carattere non conflittuale dell’evento. Il messaggio centrale è quello della bigenitorialità, intesa come possibilità per i minori di mantenere un legame stabile e continuativo con entrambi i genitori e, spesso, anche con i quattro nonni.

L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione Figli Negati, con la collaborazione di diverse realtà associative, tra cui IMD International Men’s Day, e si inserisce nel percorso portato avanti da oltre venti organizzazioni impegnate sul fronte dei diritti dei padri separati. Ideatore e fondatore del movimento è Giorgio Ceccarelli, da anni volto di un attivismo che mira a portare all’attenzione dell’opinione pubblica il tema delle fragilità familiari post-separazione. Al centro della protesta non c’è soltanto la dimensione affettiva, ma anche quella economica e sociale. Secondo i dati diffusi dagli organizzatori, in Italia si contano circa quattro milioni di padri separati o divorziati, con circa 80mila nuovi casi ogni anno. Una parte significativa di questi si troverebbe in condizioni di difficoltà economica, fino a situazioni di povertà. Una fotografia complessa, che evidenzia come la separazione possa tradursi, per molti uomini, in un doppio carico: il mantenimento dei figli e la necessità di ricostruire una nuova stabilità abitativa ed economica. In diversi casi, viene sottolineato, il peso combinato di assegni di mantenimento, affitti e mutui inciderebbe profondamente sul reddito disponibile.

  

Numeri che, secondo le associazioni, si riflettono anche nei circuiti dell’assistenza sociale, con una quota di padri separati tra gli utenti di mense e centri di supporto. Uno dei temi più delicati riguarda l’affidamento dei minori. Sebbene l’affidamento condiviso sia previsto come modello prevalente nell’ordinamento italiano, nella pratica restano dinamiche consolidate: nella maggior parte dei casi, la casa coniugale viene assegnata alla madre, mentre il padre si trova spesso a dover ricostruire un nuovo equilibrio abitativo. Anche il contributo economico rappresenta un punto centrale del dibattito. In numerose situazioni, il genitore non collocatario è tenuto a versare un assegno di mantenimento che può incidere in modo significativo sul reddito mensile, alimentando un confronto ancora aperto tra tutela dei minori e sostenibilità economica. Nei casi più estremi, poi, il dramma economico e sociale si trasforma in dramma: con un suicidio. L'Unioine Europea, infatti, stima un dato impressionante: "2000 morti di padri separati a causa della lontananza dai figli".

Tra gli slogan più ripetuti durante la manifestazione, che hanno sintetizzato il sentimento dei partecipanti: "Papà=Mamma"; “Non vogliamo essere solo un bancomat”; "L'Italia daltonica vede solo Rosa". Una frase che racchiude il senso di una protesta che non si limita alla dimensione economica, ma rivendica soprattutto la possibilità di una presenza quotidiana nella vita dei figli. “Vogliamo viverli al 100%”, è il messaggio che attraversa la piazza, insieme alla richiesta di non essere considerati genitori di “serie B”. Il “Daddy’s Pride” si conferma così un appuntamento importante nel panorama delle manifestazioni sociali italiane. Un evento che ogni anno riaccende il dibattito sul diritto alla genitorialità dopo la separazione e sulle modalità con cui la società e le istituzioni affrontano la trasformazione dei modelli familiari. Un equilibrio tra diritti dei genitori e benessere dei figli che deve essere rispettato, soprattutto in una realtà sempre più segnata da separazioni, nuovi nuclei e relazioni da ricostruire. Un confronto che il “Daddy’s Pride” continua a portare in piazza con un messaggio chiaro e diretto: "Dopo una separazione o un divorzio, nessun genitore dove sentirsi escluso dalla vita dei figli".