mistero al quadraro
Gli anarchici "a casa" del Comune di Roma almeno dal 2018
Al 161 di via degli Angeli c’era un’anarchica, almeno fino al 2018, e non una qualunque. Occupante abusiva di un immobile che il Comune di Roma avrebbe dovuto vendere già nel 1996 e di cui ora sembra sapere poco o nulla. Oggi, sul citofono si legge il nome «Mercogliano», l’anarchico morto una settimana fa nel crollo di un casale abbandonato al parco degli Acquedotti, dove, secondo chi indaga, si era messo a costruire un ordigno insieme a Sara Ardizzone, anche lei deceduta nell’esplosione del casolare. Ma prima di Alessandro Mercogliano un’altra militante ha trovato casa in quello stesso locale in cui, una volta, c’erano i Servizi sociali municipali. Un alloggio nella lente dell’antiterrorismo che almeno fino al 2018 è stato di proprietà comunale. Oggi chissà. Al dipartimento Patrimonio «risulta dismesso», fanno sapere dall’assessorato, ma l’atto di vendita si cerca da giorni e ancora non si trova.
Un giallo che si aggiunge a una vicenda tutt’altro che trasparente. Pochi elementi sono chiari, uno di questi è che otto anni fa i vigili di Roma Capitale hanno bussato al 161, individuando come responsabile dell’occupazione abusiva «certa signora Cerrone Francesca». Così scrive il comandante del V Gruppo Casilino, Ugo Esposito, rispondendo all’accesso agli atti fatto dal consigliere Federico Rocca (FdI). Quello di Francesca Cerrone è un nome che pesa nella galassia anarchica e secondo chi ne ha seguito le mosse ha gravitato a lungo nella Capitale.
«Si comunica che dagli archivi dell’Ufficio che scrive esiste fascicolo del 09/03/2018 a carico di certa signora Cerrone Francesca responsabile dell’occupazione abusiva del locale ex servizi sociali di via degli Angeli 161 ovvero della stessa - aggiunge il dirigente - è stata data comunicazione alla competente Autorità giudiziaria». All’epoca, quindi, quell’immobile doveva essere ancora del Comune. Eppure qualche giorno fa, quando è emerso che Alessandro Mercogliano si era stabilito in via degli Angeli, dagli uffici è trapelata la certezza di aver «venduto» addirittura sulla base di un Piano di alienazioni del 1996 (peraltro il 161 risulterebbe piano terra del civico 159, altra anomalia). Ricostruzione che sarebbe confortata dal fatto che, nel Piano del 2008 - spiega sempre l’assessorato - il locale non c’è più. Ma questo non ne dimostra la vendita. Da una decina d’anni comunque gli anarchici sembrano aver preso a punto di riferimento proprio quel locale e nei giorni scorsi una troupe di giornalisti è stata aggredita per aver osato immortalare la porta.
Tornando a Cerrone, trentina, è entrata nell’inchiesta «Operazione Bialystok» come figura interna a una presunta cellula anarco-insurrezionalista attiva a Roma. Il suo nome compare negli atti come parte di un circuito che, secondo l’impostazione accusatoria iniziale, avrebbe operato tra propaganda e azioni dirette, con base logistica nel centro sociale occupato Bencivenga. Dopo l’arresto, avvenuto il 12 giugno 2020 ad Almería, con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo ed eversione, finisce in carcere a Latina ma la Cassazione pochi mesi dopo annulla l’ordinanza cautelare, rilevando l’assenza di gravi indizi specifici. Nel 2021 il Riesame dispone la scarcerazione. A Roma il consigliere Rocca punta il dito sul Campidoglio: «La tolleranza delle occupazioni abusive può nascondere dietro di sé situazioni come questa, zone franche in cui può proliferare l’illegalità. In questo caso, gruppi anarchici dediti a preparare attentati terroristici nel nostro Paese».
(ha collaborato a questo articolo Francesca Musacchio)