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Lidi distrutti e rifiuti, Ostia nel caos. La stagione inizia fra 35 giorni

Massimiliano Gobbi

Poco più di un mese prima dell’avvio della stagione balneare, i lidi di Ostia si presentano svuotati, danneggiati e in alcuni casi distrutti. Il cosiddetto «mare di Roma» fatica a riconoscersi, stretto tra erosione costiera, contenziosi amministrativi e una transizione gestionale che procede lentamente. In attesa della pronuncia del Tar del Lazio, che dovrebbe arrivare il 12 maggio, il Campidoglio ha avviato ormai da mesi una complessa operazione di ripristino dei luoghi attraverso «avvisi di sgombero» entro il 31 marzo. Coinvolti 14 stabilimenti storici del litorale - tra cui Urbinati, Marechiaro, El Miramar, Il Delfino, Belsito, La Vecchia Pineta, Orsa Maggiore, La Bicocca, La Spiaggia, La Vela, Miami, La Capannina, Il Corsaro e il Circolo Nauticlub Castelfusano - oltre a quattro attività di ristorazione: Edonè, Lido, Kelly’s ed El Miramar. Concessioni, queste, che il Comune ha riassegnato tramite avviso pubblico.  Dodici, invece, i lotti che hanno confermato la gestione precedente. Unica eccezione Bagni Vittoria, rimasto senza offerte e in attesa di nuovo bando. 

Una fase di «sgomberi» che si estenderà - hanno più volte riferito dal Comune - ad altre 25 concessioni di nuova assegnazione, portando a 43 i lotti complessivamente interessati. Una transizione molto complessa, con l’obiettivo di aprire i lidi per l’imminente stagione balneare. Ma non finisce qui. Se per le spiagge attrezzate sembrano non esserci problemi, grazie ai rinnovi di gestione di sei spiagge libere attrezzate (dai lotti 4 al 9, dalla spiaggia rosa alla spiaggia bianca, passando per quelle verde, gialla, grigia e Spqr) guardando alcuni tratti di litorale, però, si assiste a una serie di cantieri e rifiuti ovunque. È il caso degli ex stabilimenti Village e Anema e Core, recentemente demoliti, dove oggi si presentano cumuli di rifiuti a ogni angolo che a quanto pare, fanno sapere da Ama e dal Campidoglio, verranno «al più presto rimossi».  Ma i problemi non finiscono qui.

Il simbolo più evidente del declino del mare di Roma resta senza dubbio il Kursaal, un tempo icona della Dolce Vita, oggi ridotto a un ammasso di macerie con rifiuti, ferri e segni evidenti di vandalismo. Nonostante l’individuazione di un gestore, l’investimento necessario per la riqualificazione è ingente e, a fronte di una spiaggia ormai quasi scomparsa, risulta poco appetibile dal punto di vista economico. Roma Capitale, tramite Ama, ha avviato la rimozione delle cabine distrutte dalle mareggiate in un cantiere condiviso con la Regione Lazio, che ha realizzato la scogliera a protezione della rotonda. 

Devastato anche lo Shilling, ridotto a un cumulo di rifiuti e attrezzature distrutte. La struttura è completamente abbandonata, sotto sequestro. Poco distante, l’Hibiscus rappresenta un tentativo incompiuto di recupero, ad oggi risulta addirittura occupato da un senza fissa dimora. Alla Casetta, invece, lo scenario è quasi post-bellico, emergono perfino lastre di amianto abbandonate, trasformando il degrado in un’emergenza sanitaria. A completare il quadro ci sono i lidi Peppino a Mare, Bettina, Mariposa, Bungalow, rimasti senza concessionario dalla scorsa estate, e l’Oasi, tutti spazi abbandonati, chiusi o privi di una gestione chiara. Mentre Ama e Comune - per quello che è di loro competenza - promettono interventi rapidi, il tempo scorre veloce. E con l’estate alle porte, Ostia rischia di farsi trovare impreparata, offrendo l’immagine di un mare ancora lontano da quel rilancio annunciato, ma mai davvero concretizzato.