il voto nella capitale

Referendum giustizia, a Roma vince il No e trascina il resto del Lazio

Martina Zanchi

A Roma finisce 60,31 a 39,69 e prevale il no al referendum sulla riforma della giustizia. Poco più di mezzo milione di romani (522.543 votanti) hanno detto «sì», scavalcati dai quasi 795 mila «no» registrati nelle 2.599 sezioni dentro il Grande raccordo anulare.  I dati arrivati dai seggi ieri sera non erano ancora ufficiali ma il quadro è chiaro: il «sì» alla riforma la spunta solo in un Municipio su 15, quello di Roma Nord (XV) dove tradizionalmente la destra è radicata, anche se dal 2021 è governato dal Pd: qui c’è stato il 50,72% di sì contro il 48,90 di no. Fa riflettere invece il risultato del Municipio VI, l’unico in mano al centrodestra: alle Torri ha votato poco più di un elettore su due e a sorpresa ha vinto il «no», con il 53,97%.

Picchi di affluenza sopra la (già alta) media cittadina del 64,26% si sono registrati nei territori capitolini in cui la sinistra - che sia popolare o radical chic - è storicamente forte: nel Municipio VIII, dove ricade ad esempio Garbatella, è andato a votare oltre il 70% degli aventi diritto e il «no» si è attestato al 67%. Invece in Centro e nel Municipio II, quello della «rossa» San Lorenzo, l’affluenza è stata rispettivamente del 69 e del 73% circa. I voti contrari, però, sono stati forse meno delle aspettative: in entrambe le ex circoscrizioni, con una sola sezione mancante, ieri sera il «no» era ancora sotto il 60%: 59,97 nel Municipio I e 57,85 nel II. 
Soglia che invece è stata superata agevolmente nel III (62,39), IV (62,37), V (62,78), VII (63,92), XI (60,46) e XII (63,09). 

Nel complesso dalla Capitale arriva un risultato che il sindaco dem Roberto Gualtieri - che fa parte del gruppo dei 150 sindaci per il No - ha potuto appuntarsi sulla giacca: «A Roma c’è stata un’affermazione molto ampia del no - ha detto infatti il primo cittadino da piazza Barberini, fulcro della festa dei contrari alla riforma, definendo il risultato elettorale - Una vittoria importantissima». Festa grande anche nei centri sociali, a partire dallo Spin Time dell’Esquilino, meta di un chiassoso raduno serale dell’estrema sinistra romana. Secondo il governatore del Lazio Francesco Rocca, invece, l’esito del referendum è stato «un’occasione persa per modernizzare il Paese».

Dalla Capitale domenica e lunedì l’onda del no si è estesa all’hinterland e sembra avere trascinato il risultato finale del Lazio, dove il sì ha superato di qualche decimale il 45%. Vittoria del no, quindi, ma Roma esclusa nei capoluoghi di provincia l’esito è stato tutt’altro: a Latina infatti c’è stata la netta prevalenza del sì (54,50%), così come a Frosinone (53,05), a Viterbo (57,08) e Rieti (50,71). Anche a livello provinciale solo a Roma vincono i contrari alla riforma, con eccezioni importanti, sul litorale, nei comuni di Nettuno, Anzio, Ardea, Ladispoli, Cerveteri, Tolfa e Santa Marinella, e più all’interno con Velletri e Valmontone. Niente da fare sempre ai Castelli romani da Frascati a Rocca di Papa fino a Monte Porzio Catone, Monte Compatri, Ciampino, Marino, Castel Gandolfo, Albano, Ariccia, Nemi e Genzano. No alla riforma della giustizia pure a Fiumicino(53,19%), Guidonia (51,50%), Civitavecchia (53,73%), Tivoli (52,06%) e Pomezia (53,75%). 

Ma questa, come si diceva, è l’onda della provincia romana. Il «sì» ha suonato la carica nel pontino (53,84%) e nelle province di Frosinone (52,31%), Rieti (52,73%) e Viterbo (55,95%), con picchi che hanno sfiorato il 60% in Comuni importanti come Terracina (58,16); Fondi(59,87%) e Cisterna di Latina (58,31%). 
Il «sì» finisce avanti anche ad Anagni e Fiuggi, entrambi sopra il 50%, e persino a Sezze (51,88%), dove la sinistra è storicamente radicata. Risultati significativi, che però non sono stati sufficienti ad arginare l’ondata romana.