la linea verde

Metro, viaggio sulla linea C: è la più moderna ma la più disastrata

Gabriel Bernard

Ascensori rotti, scale mobili bloccate, stazioni della metropolitana non accessibili ai disabili. È la fotografia della linea C della metropolitana di Roma, usata da circa 40mila persone ogni giorno tra lavoratori, studenti e turisti. Per chi è in carrozzella o fatica a camminare, però, alcune fermate sono impraticabili. Il viaggio (fatto il 9 marzo) comincia dal capolinea Pantano, comune di Monte Compatri. Lì le due scale mobili sono transennate con barriere gialle e un cartello indica che l’accesso è vietato perché «la manutenzione è in corso». Per raggiungere i binari bisogna usare la scalinata oppure i due ascensori funzionanti. I treni sono in orario, con un’attesa media di 9 minuti. Le porte del vagone si chiudono e inizia il viaggio sul primo tratto sopraelevato che affaccia sulla periferia di Roma. Nessun problema alle prime fermate.

Poi la metro si ferma a Grotte Celoni e lo scenario cambia. Si scende in banchina, certo, ma per raggiungere l’uscita non si può prendere l’ascensore, sbarrato con una transenna gialla. Per i disabili, poi, l’ostacolo è insormontabile. Le scale mobili? Fuori uso pure quelle. L’unica opzione è aspettare il treno successivo, o forse chiamare l’assistenza. Scena identica nella banchina in direzione opposta, ma c’è chi sfida lo sbarramento e lo sposta. Due signore sulla sessantina, con le buste della spesa sotto braccio, si ostinano a chiamare l’ascensore. Una, due, tre volte, poi la resa: «Paghiamo l’abbonamento. Ha presente quanto costa? Sono quasi cinquanta euro al mese, tutti i mesi. Eppure non vengono garantiti nemmeno i servizi di base». 

  

Nelle tratte successive il viaggio prosegue senza ostacoli, sino a Torrenova, dove chi scende dal treno si affaccia su una discarica. A Torre Maura le scale mobili che non funzionano sono tre, così come l’ascensore esterno che collega la stazione alla strada. A Torre Spaccata, invece, di scala mobile fuori uso ce n’è solo una. E se ad Alessandrino è tutto in regola, a Parco Centocelle sono presenti le barriere gialle, sinonimo di «da qui non si passa». Un ascensore è funzionante, l’altro no. Le scale mobili, invece, sono attive regolarmente. Stessa situazione a Mirti: sei scale in funzione e due rotte, due ascensori utilizzabili. Quello esterno però è in manutenzione.
Poi altri impianti bloccati dagli scudi gialli a Gardenie, Teano e Pigneto. Si arriva quindi a San Giovanni, importante nodo di scambio con la linea della metro A. Qui due scale sono inagibili, ma è sufficiente seguire il cartello rosso con la freccia che indica l’ascensore per riuscire a risalire senza fatica. A Porta Metronia, su una decina di scale mobili, il bilancio è positivo: ne è rotta solo una. 

Al capolinea, fermata Colosseo, a un primo sguardo pare tutto perfetto. Una stazione moderna, insieme snodo con la metro B e museo, con gli antichi resti romani da studiare dietro una teca e negli scavi. I viaggiatori restano ammirati, salvo poi sbuffare perché gli ascensori interni non funzionano (va segnalato che questi ultimi sono stati conteggiati erroneamente nell’articolo di ieri sui disservizi della metro B così come sono stati indicati cinque ascensori invece dei tre presenti ad Annibaliano). In ogni caso c’è chi si lamenta e una giovane coppia cerca ogni escamotage per riuscire a sollevare un passeggino. Niente da fare, la scala è troppo ripida. All’ora di pranzo arrivano i tecnici per risolvere i problemi. La stazione Colosseo, in attesa delle nuove fermate sino a Clodio - Mazzini, è fiore all’occhiello della Capitale. Non possono esserci sbavature. Soprattutto perché, già all’indomani dell’inaugurazione, qualche impianto dell’archeostazione era risultato ko.