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Metro, viaggio sulla linea A: stazioni accessibili ancora un miraggio

Valentina Bertoli

Il salto di qualità promesso dal Comune all’alba del Giubileo, quando il trasporto pubblico avrebbe dovuto iniziare a correre verso il futuro, non c’è stato o, se si vuole essere ottimisti, è stato parziale. A distanza di due mesi dalla chiusura dell’Anno Santo, molte stazioni della linea A della metropolitana sono ancora in buona parte inaccessibili alle persone con disabilità o agli anziani che faticano a deambulare. Per rendersene conto basta scegliere un giorno qualsiasi (nel nostro caso è stato quello di sabato 7 marzo) e percorrere "l’arancione" da un capolinea all’altro con l’obiettivo di verificare lo stato di salute degli impianti di discesa e di risalita e dei servizi igienici delle fermate. Il bilancio delle criticità è tutt’altro che rassicurante: in poche ore cinque ascensori, sette montascale, 11 scale mobili e due bagni sono risultati fuori uso. Partendo da Anagnina, una delle quattro stazioni già riqualificate (insieme a Spagna, Cipro e Ottaviano), bastano pochi minuti per trovare la prima "falla".

A Cinecittà l’ascensore che dovrebbe permettere agli utenti di arrivare dall’atrio alle banchine e viceversa è rotto. Spingendo il pulsante, le porte non si aprono. Nessuna informazione viene fornita se si schiaccia il bottone del citofono che dovrebbe mettere gli utenti in contatto con il box degli operatori Atac. Non risponde nessuno. 
Problemi analoghi a Subaugusta, dove gli elevatori fuori servizio sono due. Un’anziana, che cammina con difficoltà, è costretta ad aggrapparsi al braccio della persona che l’accompagna e a fare le scale. Percorrendo il tratto che va da Giulio Agricola a Colli Albani, l’ostacolo più grande da "mappare" è legato ai montascale. Alcuni degli impianti (tre a Porta Furba, due ad Arco di Travertino e due a Colli Albani) sono fuori servizio, ma è analizzando che cosa prevede il protocollo per l’uso di quelli in funzione che ci si accorge di come queste stazioni siano off-limits. «Per l’uso del servoscala suonare e attendere indicazioni da parte dell’operatore di stazione», recitano i cartelli affissi. Peccato che a rispondere non ci sia nessuno. I box sono deserti e del personale qualificato non c’è traccia. Nella pagina del sito Atac "Accessibilità stazioni metro" si specifica che è possibile prenotare un servizio di assistenza «mediante la Web App», ma l’iter per una persona con disabilità o magari anziana è macchinoso.

  

Gli utenti possono tirare un sospiro di sollievo da Furio Camillo a Re di Roma, dove tutto sembra funzionare come dovrebbe. Ci si riferma a segnalare un disservizio poco dopo. A San Giovanni una scala mobile è ferma. Tra le «performance» peggiori c’è quella della fermata Termini, cuore pulsante del traffico del sottosuolo. Due ascensori e una scala mobile sono transennati e i passeggeri si "tuffano" sugli impianti funzionanti rischiando di schiacciare i più fragili. Due scale mobili risultano poi inaccessibili per i lavori a Repubblica, mentre una è ko alla stazione Flaminio. Nessuna criticità da Lepanto a Valle Aurelia. Poi, alla fermata Baldo degli Ubaldi, gli impianti sono di nuovo in affanno, con due scale mobili ferme. Non solo: è impossibile accedere a due bagni perché sono sbarrati con un nastro rosso. La maglia nera va a Cornelia, con ben quattro impianti di risalita fuori uso e passaggi pedonali recintati. Un quadro che lascia perplessi e che fa emergere come ogni imprevisto possa trasformare il tragitto ordinario di una persona con difficoltà motorie in un’odissea. Ben vengano, dunque, gli interventi di restyling già effettuati in alcune stazioni della linea A e programmati per le restanti, ma non si perda di vista l’obiettivo che il Campidoglio ha sempre dichiarato di perseguire: quello di un trasporto pubblico a portata di tutti.