il sogno giallorosso
Lo stadio della Roma "scivola" sul suolo inquinato. Al via i controlli, ruspe ferme
Dal bosco di Pietralata ai sondaggi archeologici fino alla «potenziale» contaminazione del terreno da metalli e idrocarburi pesanti. Si è aggiunta un’altra grana sulla strada dello stadio della Roma, che peraltro meno di 15 giorni fa ha incassato il secondo e definitivo ok dell’Assemblea capitolina al pubblico interesse sul progetto. L’obiettivo resta quello di posare la prima pietra nel 2027, visto che l’impianto è candidato a ospitare gli Europei di calcio 2032, ma nel frattempo - fa sapere l’agenzia di protezione ambientale Arpa Lazio, che ha avviato un procedimento - la società non può effettuare scavi che comportino movimentazione di terra.
Prima infatti bisogna chiarire l’entità dell’inquinamento, rilevata dalla stessa Roma nei mesi scorsi con l’analisi di campioni di terreno prelevati per le indagini preliminari. Semaforo verde, invece, per i sondaggi archeologici, che non prevedono lo spostamento dal sito della terra scavata. I superamenti rilevati a Pietralata sono di due tipi: uno da «metalloidi», che potrebbe essere di origine naturale, e un altro da idrocarburi pesanti.
È nel «Report indagini preliminari sulla qualità dei suoli», inserito nel Piano depositato dalla Roma in Campidoglio a dicembre scorso, che si trova l’esito delle analisi svolte su 77 campioni. Di questi, 58 presentano superamenti per arsenico, 51 per piombo, 22 per cobalto e via discorrendo tra zinco, rame, vanadio, mercurio e cadmio. Poi ci sono gli otto sforamenti per idrocarburi pesanti, in un caso con una concentrazione superiore a un grammo per chilo, eccessiva anche per siti commerciali e industriali. Sempre stando al Report giallorosso, sarebbero stati rilevati «prevalentemente nelle zone dove è maggiore la presenza di riporti, in particolare nei piazzali a nord e a sud di via dei Monti Tiburtini», mentre sarebbero «assenti nei campioni di terreno naturale sottostante». Poi però la società li evidenzia di nuovo, pur definendoli «sporadici», proprio «nell’area dello stadio e del cantiere Sdo».
Arpa nel frattempo ha avviato un «procedimento di bonifica»: questa è la dicitura tecnica, ma se l’inquinamento dovesse rivelarsi circoscritto potrebbe anche non servire una bonifica vera e propria, i cui tempi e costi sarebbero insondabili. L’agenzia però spiega che per concludere i nuovi campionamenti e le relative verifiche, non ancora cominciati, ci vorrà probabilmente qualche mese.
Intanto dall’assessorato capitolino all’Urbanistica trapela una certa serenità. Quando sono emersi gli sforamenti, fanno sapere dall’assessorato, «Roma Capitale ha notificato ad Arpa una potenziale contaminazione ai sensi di legge, prevedendo la redazione di un Piano di indagine finalizzato alla definizione dei valori di fondo dei suoli e a circoscrivere eventuali contaminazioni di origine antropica. Terminato il piano di indagine Arpa chiuderà la procedura con una relazione sui valori di fondo. Al momento nessuna preoccupazione per il proseguo dell’iter». Ancora più netta la posizione della società giallorossa: quanto emerso, per la Roma, non è preoccupante.