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Papocchio Capannelle, per salvare l'ippodromo spunta l'ipotesi Zètema
Dalla cultura agli impianti sportivi, dalle spiagge libere alla comunicazione sui social network «a supporto» di sindaco e giunta, e ora anche l’ippodromo delle Capannelle. Quando spunta una magagna o un’esigenza improvvisa, spesso è Zètema il paracadute del Campidoglio e potrebbe accadere anche nel caso dell’ippodromo, rimasto senza gestore dopo la mancata firma di Marsicana srl, a cui il Comune di Roma ha notificato la decadenza dalla concessione ottenuta dalla società abruzzese con il bando di dicembre scorso. Ma il salvataggio di Capannelle grazie a Zètema, a cui il Campidoglio sta lavorando in queste ore, potrebbe essere soltanto parziale, lasciando fuori il cuore delle attività dell’ippodromo: le competizioni.
Se è vero infatti che lo statuto della partecipata capitolina prevede la «gestione di impianti sportivi» in caso di «revoca o decadenza della concessione», occuparsi di gare e scommesse ippiche che muovono centinaia di migliaia di euro è cosa diversa e va capito se Zètema possa farlo o meno. Se la risposta sarà negativa, non è escluso che per il 2026 resti attivo soltanto il centro di allenamento, ma sarebbe una sconfitta bruciante e il Comune sta cercando di evitarlo in ogni modo.
L’ipotesi Zètema è stata illustrata ieri mattina in Campidoglio ai sindacati dei lavoratori dell’impianto, una trentina di persone che speravano nell’affidamento del bando per uscire da un’angosciante incertezza occupazionale. Ma al netto dei dieci giorni (ormai sette) che Marsicana ha per opporsi alla decadenza e di eventuali altri colpi di scena, la vera partita si gioca al ministero dell’Agricoltura. Senza un gestore adeguato, infatti, il ministero non può considerare l’ippodromo capitolino nella ripartizione delle gare del 2026 e delle relative risorse, circa 3,6 milioni di euro. In ballo ci sono cento giornate, tra trotto e galoppo, e 650 corse che in caso di fumata nera per Capannelle potrebbero essere assegnate ad altri impianti italiani, del Nord, del Centro e del Sud, rimandando al 2027 la ripresa delle attività agonistiche nella Capitale.
E mentre si sussurra già di una possibile «rimodulazione» del calendario di gare, che uscirà tra qualche giorno, ieri pomeriggio i funzionari di Roma Capitale e ministero si sono incontrati per fare il punto della situazione. Dal dicastero fanno sapere che «nel corso della riunione la direzione ippica del Masaf ha preso atto delle difficoltà del Comune di Roma a individuare il gestore dell’ippodromo. Anche nell’occasione odierna la direzione ippica ha dimostrato la disponibilità all’ascolto e, pur nel rispetto delle reciproche competenze, ha sollecitato il Comune di Roma a formalizzare nelle prossime ore le eventuali soluzioni che intende adottare». Il tempo stringe