lettera aperta al sindaco

San Lorenzo contro il dormitorio del Comune: "Ha portato solo violenza"

Martina Zanchi

«Noi residenti, lavoratori, commercianti e studenti di San Lorenzo siamo sotto scacco di una propaganda politica che vuole rappresentare il quartiere come un luogo modello grazie alla tensostruttura, dove – secondo certa politica – regnerebbero pace, sicurezza e dignità per le persone senza fissa dimora. Purtroppo non è assolutamente così». Comincia così quella che suona come una lettera aperta del comitato di quartiere San Lorenzo indirizzata al sindaco, Roberto Gualtieri, e agli assessori alle Politiche sociali del Campidoglio, Barbara Funari, e del Municipio II, Gianluca Bogino. Quella che segue è una lunga contronarrazione alla tesi capitolina opposta a chiunque critichi la tensostruttura di via di Porta San Lorenzo, che il Comune ha deciso di tenere aperta per tutto il 2026 perché avrebbe ridotto il numero dei dormitori «spontanei» per strada. A testimoniare il contrario ora non è più solo Il Tempo, che in diversi servizi ha mostrato il proliferare di giacigli dei senzatetto lungo via di Porta Tiburtina, a due passi dal «tendone» del Comune. «Avevamo previsto un aggravamento della situazione con l’arrivo della tensostruttura - afferma infatti il comitato di quartiere - Oggi possiamo dirlo con chiarezza: su San Lorenzo si è riversata un’emergenza umana senza precedenti». E però, denunciano, non se ne può parlare: «Siamo letteralmente sotto ricatto: se non subiamo in silenzio, veniamo additati come razzisti o nazisti. Questo meccanismo è inaccettabile e serve solo a mettere a tacere chi chiede sicurezza, decoro e condizioni di vita dignitose». 

 

  

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Non ci sta il comitato di quartiere a sostenere la «favola» dell’innocuità dei senzatetto, che si sono moltiplicati a San Lorenzo, o comunque della marginalità degli episodi violenti. Tutt’altro. «Oltre ai soliti individui che si spogliano per strada e girano completamente nudi in mezzo a bambini, donne e anziani — persino davanti alla scuola dell’infanzia e alla primaria — oggi dobbiamo fare i conti anche con episodi di violenza sempre più gravi. Spettatori delle violenze dei senza fissa dimora tra loro e nei confronti dei passanti». A seminare il terrore negli ultimi tempi sarebbe stato un 22enne tunisino, più volte denunciato e fermato ieri dalle forze dell’ordine che lo hanno portato in Psichiatria all’Umberto I. Emblematica l’aggressione avvenuta lunedì (preceduta e seguita da altre) contro una donna che passava in bicicletta su via dei Dalmati insieme al figlio piccolo: l’uomo le ha sferrato un colpo sul viso e le telecamere hanno ripreso tutta la scena. «Sempre lui, secondo diverse segnalazioni, avrebbe dato uno schiaffo a una bambina della scuola media Giosuè Borsi», riporta il comitato. La preoccupazione ora è che torni a piede libero in un batter d’occhio.

Da tempo comunque San Lorenzo è piombato in un clima «ormai oltre il limite della tollerabilità». Ad esempio dal punto di vista del decoro. «È diventato normale vedere persone urinare in mezzo alla strada, agli angoli delle vie, davanti alle abitazioni e alle attività commerciali senza neanche riparare dalla vista altrui i genitali o appartarsi. Il risultato è un quartiere ormai tempestato di escrementi e urina umana. E mentre i residenti denunciano questa deriva, il problema viene sistematicamente soffocato accusando chi parla di razzismo o fascismo. Ma denunciare il degrado non è odio: è difesa del diritto a vivere in un quartiere sicuro e decoroso». Il giudizio sulle istituzioni è tranchant: «Questa non è accoglienza. Questa non è inclusione. Questa è propaganda politica. Un’accoglienza vera non scarica il peso sui quartieri, non abbandona le persone fragili per strada e non costringe i cittadini a vivere nella paura. L’accoglienza richiede programmazione, strutture adeguate, controlli e responsabilità». E ancora: «chi oggi impone questa politica dell’"accoglienza a casa tua", senza ascoltare i territori e senza garantire sicurezza, sta esercitando una forma di arroganza istituzionale che non può più essere tollerata».