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Fontana di Trevi, il ticket spacca i turisti. Promosso dagli stranieri ma per gli italiani "è follia"

Valentina Bertoli

La Dolce Vita, da ieri, sarà un po’ meno dolce. A rendersene conto sono stati soprattutto i turisti stranieri che, per avvicinarsi al «catino» della Fontana di Trevi, hanno accettato di pagare il ticket di due euro. Armati di carta di credito o con il biglietto elettronico a portata di mano, visitatori provenienti da ogni parte del mondo si sono messi in fila in via della Stamperia e, affiancati da hostess e steward, hanno raggiunto l’area prospiciente al monumento per scattare selfie o, come da tradizione, tirare una monetina. Il nuovo sistema tariffario, che esenta dal pagamento del ticket solamente chi risiede a Roma o nell’area di Città metropolitana, non li ha infastiditi poi troppo. Liam, per esempio, si è detto d’accordo con l’introduzione della nuova misura: «Vengo da New York e sono atterrato a Roma venerdì. Poter pagare all’entrata con la carta di credito rende tutto più snello. Un turista, che resta poco in città e vuole godersi le visite, sarà meno disorientato e potrà sfruttare al meglio il suo tempo», ha detto.

 

  

Entusiasmo tangibile anche quello di Romie e Curtis, una coppia di Londra. Spesso in visita nella Capitale perché ospiti di amici romani, i due hanno definito l’esperienza «soddisfacente». Soprattutto perché, grazie al biglietto «c’è meno gente e più spazio». «È tutto più ordinato. L’ultima volta abbiamo faticato ad avvicinarci ed era pieno di incivili che mettevano mani e piedi nell’acqua», hanno raccontato. Un pizzico più cauto l’ottimismo di Inge, un’olandese 37enne. «Il prezzo è ragionevole e la visita piacevole, ma non so se si potrà dire lo stesso nei mesi in cui la città viene presa d’assalto», ha fatto notare. Lukas, da Dresda, ha sottolineato che, se in cambio del prezzo del biglietto, si ottiene «una fontana più pulita e funzionante», allora «va bene». La decisione di mettere la visita a pagamento, ha precisato, «non desterebbe stupore in altre città europee». Critiche a raffica sono invece arrivate dai turisti italiani, che in molti casi hanno preferito guardare il simbolo della grande bellezza da lontano. Piccato è sembrato Maurizio, un bolognese. «Non sono favorevole. Sono italiano e devo pagare per vedere da vicino un monumento del mio Paese? Mi sembra una follia», ha scandito mentre scattava una foto al figlio. Poi, dopo aver messo il cellulare in tasca, ha aggiunto: «Con tutte le tasse che paghiamo!». Scettica anche Sabrina. Partita da Grosseto, è arrivata a Roma per trascorrere un po’ di tempo con la sorella: «Mi sembra l’ennesima scusa per guadagnare sul turismo e sfilare qualche soldo a chi ama l’arte e l’Italia». Il commento di Fabrizio, romano, è sferzante. «Oggi c’è chi controlla e funziona tutto, ma sa come vanno le cose, no? Si dice "Fatta la legge, trovato l’inganno". Già vedo i furbetti a lanciare le monetine dall’alto e, magari, colpire gli sfortunati che hanno pagato l’accesso alla scalinata», ha tuonato.

Intanto l’assessore capitolino alla Cultura, Massimiliano Smeriglio, e quello al Turismo, Alessandro Onorato, si sono recati a piazza di Trevi per ribadire la bontà della misura, evidenziando che il costo del biglietto garantirà la manutenzione dell’iconica fontana romana e la regolazione dei flussi turistici. Secondo le stime del Comune, l’incasso annuo potrebbe arrivare a circa sei milioni di euro e il primo bilancio - quello della prima giornata- è positivo. Alle 21 di ieri i visitatori erano 6.400, di cui 86 residenti a Roma e provincia. «I turisti comprendono e la fila funziona, mi pare che tutto venga assorbito naturalmente dal sistema turistico romano», ha spiegato Smeriglio. «Prima questo era uno dei luoghi più affollati con una calca sistematica, con un alto tasso di borseggi, dove i turisti potevano entrare con cibo, gelati colanti e avventurarsi anche in pediluvi», ha detto invece Onorato, che ha definito i due euro «un contributo alla bellezza e all’accoglienza». L’assessore capitolino al Turismo ha voluto anche respingere le polemiche. «Se la Fontana di Trevi fosse stata a New York, avrebbero chiesto almeno 100 dollari», ha affermato, anticipando che presto arriverà anche «un arredo urbano in linea con la bellezza di questo luogo». Polemiche che, però, sono scoppiate lo stesso. L’archistar Massimiliano Fuksas, per esempio, ha bollato quella di far pagare l’ingresso alla fontana capitolina come una «pessima idea».