compravendite dagli enti
Il papocchio delle case Enasarco, in piazza l'ira dei residenti: "Il Comune si fermi"
«No a decisioni calate dall’alto, le nostre case non sono popolari». È il grido che si è levato da via Pollenza, a San Basilio, dove ieri pomeriggio i residenti hanno protestato contro il piano di Roma Capitale per l’acquisizione di 1.040 appartamenti della Fondazione Enasarco, destinandoli a case popolari. Una mobilitazione partita da uno dei quartieri interessati dall’operazione e tra i più delicati sul piano dell’equilibrio sociale. Proprio da qui è nato un fronte che unisce famiglie proprietarie e cittadini preoccupati per le ricadute economiche e sociali di una scelta che definiscono priva di trasparenza e adottata senza un reale confronto con i residenti.
«Parliamo di famiglie che hanno acquistato casa a prezzi di mercato - spiegano i promotori della protesta - spesso con mutui ancora in corso. Oggi si ritrovano esposte a un deprezzamento degli immobili, a nuovi conflitti sociali e a un peggioramento della vivibilità nei condomìni». Il piano del Campidoglio prevede l’acquisto dalla Fondazione di oltre mille appartamenti situati in diversi quartieri, per un investimento di circa 250 milioni, e il rogito dei primi 336 alloggi è stato effettuato a fine dicembre. Nelle intenzioni del Comune di Roma, il piano di acquisizioni dagli enti dovrebbe consentire di incrementare il patrimonio di case popolari disponibili, centrando l’obiettivo annunciato dal sindaco Roberto Gualtieri di 1.500-2.000 nuovi alloggi entro la fine del mandato. Ma la prospettiva è ben diversa agli occhi di chi, in quei quartieri, già vive e hacomprato casa riscattandola.
Per i residenti, la creazione di «condomìni misti imposti», senza un’adeguata programmazione di servizi e presidi sociali, rischia di scaricare le conseguenze sulla comunità. E non sembra averli convinti la soluzione che il Campidoglio ha annunciato in occasione dell’annuncio del rogito delle prime case Enasarco, ovvero che, se nei palazzi gli alloggi diventati popolari saranno più del 15%, verranno assegnati tramite bandi speciali aperti a categorie come appartenenti alle forze dell’ordine, donne vittime di violenza e persone sole. Prospettive considerate però dai residenti aleatorie.
«Non siamo contro il diritto alla casa ma contro un modello che fa ricadere gli effetti di decisioni opache su chi ha già pagato il prezzo più alto», spiegano alcuni abitanti di via Flavio Stilicone, presenti al sit in. Da qui le richieste avanzate al Campidoglio: sospensione immediata dell’operazione, piena trasparenza sui criteri di acquisizione e assegnazione, apertura di un confronto reale con i cittadini e tutela del valore delle abitazioni. Per Fabrizio Santori, capogruppo capitolino della Lega, che ieri era alla protesta, quella del Comune è stata «una scelta arrogante e ideologica che colpisce famiglie per bene trasformandole in danni collaterali di una politica abitativa opaca. Difendere il diritto alla casa - conclude il leghista - non significa calpestare il diritto alla proprietà, alla sicurezza e alla dignità dei quartieri». Tra i presenti anche Fabrizio Montanini, consigliere di Forza Italia del IV Municipio. Intanto la vicenda è approdata in Parlamento.
Il 9 gennaio scorso Santori ha presentato una richiesta di audizione alla Commissione parlamentare di controllo sugli enti previdenziali, presieduta dall’onorevole Alberto Bagnai, per approfondire la dismissione del patrimonio Enasarco. Nel documento si chiede di verificare la congruità economico-finanziaria dell’operazione, l’impatto sulle prestazioni previdenziali, la coerenza delle scelte con l’interesse degli iscritti e gli effetti indiretti sui cittadini proprietari. Una richiesta accolta dalla Commissione, che ha convocato i vertici della Fondazione Enasarco per un’audizione il 5 febbraio. Una partita ancora aperta,mentre nei quartieri cresce la tensione e i residenti chiedono risposte.