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Ora il sindaco di Roma si sceglie anche i "controllori". Il caso dell'agenzia Acos
Una settimana fa l’«Acos», agenzia capitolina che si occupa del controllo della qualità dei servizi erogati da Roma Capitale, grazie al voto favorevole dell’Aula Giulio Cesare si è trasformata in azienda speciale sul modello di Palaexpo e Farmacap. Peccato però che l’Acos non si occupi di farmacie o di organizzare mostre, bensì di controllare l’operato del Comune, evidenziando eventuali criticità nell’interesse superiore dei cittadini. Cosa che l’agenzia ha puntualmente fatto in questi anni di lavoro, dimostrando la propria «terzietà» rispetto all’Amministrazione e segnalando luci e ombre dei pubblici servizi. Tra queste c’è, ad esempio, la costante insoddisfazione dei romani su igiene urbana e raccolta rifiuti che negli anni passati ha riguardato anche cimiteri, parcheggi e trasporti. Nella sua nuova veste di azienda speciale, come disposto dall’Assemblea, Acos ottiene piena personalità giuridica e continuerà a svolgere il fondamentale compito di «monitoraggio, verifica e controllo della qualità dei servizi pubblici locali», ma molte altre cose cambieranno, e non poco.
Salta subito all’occhio l’introduzione di un Consiglio d’amministrazione, i cui tre membri saranno «nominati dal sindaco su proposta dell’Assemblea capitolina». Iter, questo, molto diverso rispetto a quanto avvenuto fino ad oggi, visto che a nominare gli attuali «consiglieri di direzione» di Acos (che ora automaticamente sono diventati consiglieri d’amministrazione, fino al nuovo Cda) è stata l’Assemblea stessa, con un voto a maggioranza (assoluta nel caso del presidente) sulla base di candidature arrivate in risposta a un avviso pubblico. D’ora in poi invece la nomina spetterà al sindaco, vertice dell’amministrazione che Acos deve «controllare». Questo si aggiunge alle fonti di finanziamento della neonata azienda speciale, che proverranno ancora per la stragrande parte dal bilancio di Roma Capitale grazie a un contratto di servizio ad hoc. Soldi e poltrone sembrano così strettamente legati al Campidoglio, il «controllato» del «controllore» Acos. Ma andiamo avanti.
Ai membri del neonato Cda spetta «un compenso che è determinato nei limiti imposti dalle norme vigenti e in conformità alle deliberazioni in materia della Giunta capitolina». Nel caso di Palaexpo, solo per fare un esempio, la giunta ha stabilito nel 2024 che il presidente dell’azienda speciale percepisce un compenso lordo annuo di 59.835,90 euro, mentre ciascun componente del Cda deve «accontentarsi» di 10.800. Ben diversa la situazione di Acos, dove, stando al Rendiconto 2023 (l’ultimo pubblicato sul sito dell’agenzia) «sono stati versati ai componenti del Consiglio di Direzione gettoni di presenza pari a euro 898, nonché spese per trasferte e il rimborso chilometrico di importo complessivo pari a euro 360». Somme non paragonabili, come del resto è diverso il compito affidato ai consiglieri: nel caso del Cda si tratta di un vero e proprio organo di gestione, il consiglio di direzione aveva invece una funzione di supporto strategico. Ultima novità è l’introduzione di una ulteriore, importante figura di vertice: il direttore generale, che naturalmente avrà diritto al giusto trattamento economico