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"La movida romana che vorrei". Sabbatani Schiuma (FdI) rilancia “La Città della Notte” e chiede stop all’abusivismo

Maurizio Pizzuto

Roma non ha bisogno di una “guerra alla notte” ma di una regia capace di trasformare il divertimento in un ecosistema ordinato: trasporti che funzionano, presìdi sul territorio, locali messi nelle condizioni di lavorare bene e sanzioni rapide per chi aggira le regole. In questa prospettiva si colloca l’intervento di Fabio Sabbatani Schiuma, che collega il tema della sicurezza a un punto spesso rimosso dal dibattito: la filiera dell’irregolarità che ruota attorno alla movida.

Il messaggio è netto: quando l’intrattenimento si sposta nell’ombra, tra licenze “forzate”, eventi non autorizzati e capienze gestite con leggerezza – dice Schiuma - il rischio aumenta e a pagare sono soprattutto i ragazzi. Nel richiamare la tragedia di Crans-Montana, Sabbatani Schiuma sottolinea la necessità di evitare che episodi simili possano ripetersi “anche da noi”, mettendo al centro controlli e legalità.

  

La “movida romana che vorrei” può stare in poche azioni concrete, tutte verificabili – aggiunge - mappatura pubblica e aggiornata delle attività serali/notturne e dei grandi eventi, con procedure più semplici per chi è in regola e tolleranza zero per chi improvvisa. Controlli mirati su licenze, capienze e sicurezza, premiando i professionisti del settore e colpendo chi opera fuori perimetro. Un patto di convivenza nei quartieri: gestione del rumore, pulizia, orari sostenibili, percorsi di uscita “guidati” e dialogo costante con residenti e comitati. Mobilità notturna più forte (metropolitane e bus in fascia critica, taxi e NCC più accessibili), perché la sicurezza inizia anche dal “come torno a casa”.

Una programmazione culturale della notte: meno improvvisazione, più qualità, con eventi diffusi che riducano l’effetto imbuto nelle solite piazze. In sintesi – conclude il responsabile della città della notte di Fratelli d’Italia - non si tratta di spegnere Roma la sera, ma di governarla: rendere normale ciò che oggi è spesso straordinario (controlli, regole, responsabilità), così che il divertimento torni a essere un diritto e non un azzardo. E, come ricorda Sabbatani Schiuma, il punto di partenza resta uno: contrastare l’abusivismo che alimenta degrado e pericoli.