L'intervista

Estremismo, il prefetto Giannini: "Si annida dove c'è illegalità. Ecco perché serve agire sulle moschee irregolari"

Francesco Storace

Lotta senza quartiere ai luoghi dove si nascondono moschee illegali e radicalismi. Prevenire le minacce anche se non siamo certo alle Crociate. A Roma, inoltre, arrivano solo alla Stazione Termini ottocentomila persone al giorno e quindi non si può mollare sul fronte sicurezza dopo la buona prova del Giubileo. Sono le idee chiare del Prefetto Lamberto Giannini, che nella Capitale ha concluso positivamente la complessa sfida giubilare e che ora vuole concentrare l’attenzione delle forze dell’ordine come priorità alle illegalità spacciate come luoghi di culto e che vivono senza rispetto di alcuna regola. «Roma ha dimostrato buona capacità di sicurezza proprio durante il Giubileo che poteva essere l’occasione da sfruttare per elementi radicali – afferma Giannini in questa intervista a Il Tempo – ora sta a noi mantenere alto il livello di guardia, non tollereremo le moschee irregolari».

Prefetto, finora non era stato fatto?

  

«Tutt’altro, ma occorre intensificare la nostra azione. Se Roma non è stata toccata da quello che è successo in vari paesi d’Europa, è avvenuto grazie a politiche di collaborazione e di dialogo».

Che cosa ha in mente?

«Ad esempio evitare che i regolari finiscano nelle mani degli irregolari».
 

Sembra un gioco di parole...

«Mi segua. Se trovo una moschea –e ce ne sono – in un garage, mi devo porre il problema del rispetto delle regole urbanistiche, di quelle igienico-sanitarie e della sicurezza. Devo sapere che cosa succede in quei luoghi. Perché è lì che si annida l’estremismo, la radicalizzazione, l’assenza di rispetto verso i valori della nostra società».

Quindi un garage non potrà più diventare un luogo di culto.

«Sedevo fare prevenzione non serve andare alla Grande Moschea; lì semmai cerco (e trovo) collaborazione della comunità islamica per individuare quelli che sfuggono al controllo e che poi sono i soggetti più radicali».

Ma c’è da preoccuparsi?

«La preoccupazione per il terrorismo, in una città come Roma, deve essere costante. Detto questo, finora non abbiamo avuto segnali in tal senso. Ma dobbiamo sapere, ad esempio, chi sono gli imam, che fanno, che cosa predicano».

Sembra di rivivere, dalle sue parole, la stagione della lotta al terrorismo di cui fu protagonista.

«Ma con una differenza da non sottovalutare mai. Quei lunghi anni di piombo furono contrastati mettendo assieme tutte le caselle, pedinando, inseguendo, conoscendo i possibili obiettivi dei terroristi. Oggi è profondamente diverso: i più fondamentalisti sognano il martirio, basta un camion che devia in una via affollata per compiere una strage. Diciamo che avverto l’esigenza diun’intelligence più mirata».

Ma quante sono le moschee irregolari a Roma? Quanti sono gli islamici clandestini in città?

«Abbiamo censito 70 moschee regolari nella Capitale, un paio di derivazione sciita e il resto sunnita. Quelle irregolari si scovano giorno per giorno, e qui è decisivo il controllo del territorio con l’eccellente lavoro delle forze dell’ordine della cui attività sono molto soddisfatto. Così come registriamo le segnalazioni dei cittadini. A Roma ci sono almeno 120mila persone di religione islamica, ma sono stime che non hanno ancora il timbro dell’ufficialità: difficile dire quanti siano quelli irregolari–magari vicino al 10 per cento rispetto ai regolari- che dobbiamo individuare costantemente. Perché stanno in luoghi non censiti e quando li scopri si spostano rapidamente».

Ma come distinguiamo regolari da irregolari?

«Torniamo a quanto dicevo all’inizio. La grande distinzione è tra chi collabora e chi non lo fa, con chi non vuole contatti con le autorità. Perché non vogliono che si verifichi il rispetto delle norme, a partire da quelle che puniscono l’istigazione al terrorismo».

C’è un tema collegato, che riguarda la percezione della sicurezza in città.

«Ho letto quel che avete scritto su quei nove "maranza". La notte di Capodanno in città si sono mosse quattrocentomila persone. Se a fare casino sono state in nove, mi aspetto un incoraggiamento alle forze che vigilano sulla sicurezza, non un rimbrotto...».

Ricevuto, Prefetto. Ma sbaglia chi segnala un problema?

«Non dico affatto questo. C’è unproblema oggettivo, che riguarda le dimensioni enormi del territorio, inclusa la sua area metropolitana. Risolvi un problema, reclamano la soluzione altri cento. Posso farle un esempio concreto?».

Si accomodi.

«Se c’è un omicidio, ahimè, è una questione che riguarda la vittima, gli autori, chi sta attorno a loro. Se tra quegli ottocentomila che giornalmente invadono Termini ci sono borseggiatori, è evidente che la percezione di paura cresce tra le vittime di questi microreati. Per questo ci vogliono sempre più uomini in divisa».


Spesso c’è chi critica le operazioni ad alto impatto, troppi agenti inviati a fare blitz, si dice che sottraggano uomini e risorse da altri quartieri.


«Per quel che riguarda le operazioni ad alto impatto metterei che sono state mirate ad opere generali di bonifiche e ristrutturazione urbanistica, abbiamo individuato oltre 680 siti illegali costruiti abusivamente nei siti comuni delle Torri. Sono stati tutti abbattuti e molti erano depositi di materiali rubati, illegali o addirittura rifiuti. Per supportare questo sforzo serve il contributo sempre più mirato dell’intelligence. Senza strategie precise non ci saremmo riusciti. Mi lasci dire che con le critiche inconsistenti si mina anche la fiducia del cittadino verso le istituzioni».

Un’ultima domanda, di nuovo sulle moschee. I sermoni in arabo che cosa nascondono?

«Qui il problema sta nell’applicazione delle norme del 2017, volute dall’allora ministro Minniti, per l’Islam italiano. Alcune di queste non riescono a trovare applicazione proprio perché c’è chi si sottrae ai controlli. Non possiamo tollerare che si istighi, quando avviene. Per fortuna a Roma non ci sono stati Imam che abbiano esaltato il 7 ottobre: sarebbe stato gravissimo».