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L'istituto per ciechi tra debiti e sprechi: il caso Sant'Alessio
Gli affari milionari sulla pelle dei ciechi finiscono sotto la lente degli inquirenti. È infatti al vaglio della Procura di Roma e della Corte dei Conti la drammatica sorte del Sant’Alessio, l’ospedale pubblico che si occupa delle attività riabilitative per ciechi che, nonostante sia l’Asp più ricca del Lazio con il suo patrimonio immobiliare da 240 milioni di euro, non solo non riesce a ricavare alcun profitto, ma a causa di una gestione fallimentare perpetrata nel decennio a guida Pd, ha accumulato, negli anni, un debito di quasi 24 milioni. Una situazione che si è ripercossa, in termini di scarsità di servizi e assistenza, sulle famiglie dei piccoli disabili, preoccupati che le spese pazze dell’ente potessero influire sui percorsi dei piccoli non vedenti. E indignati per la sorte di quegli immobili di pregio, nel cuore della Capitale, che sarebbero destinati ad accogliere i disabili con le loro famiglie, ma che invece sono del tutto abbandonati.
O peggio, trasformati illecitamente in B&B, senza che nelle casse dell'ente arrivi un solo euro. È con questo che ha dovuto fare i conti il direttore generale del Sant’Alessio, Massimo Canu, quando nel 2024 è stato chiamato dal centrodestra a risollevare l’ente commissariato. Il suo primo atto è stato bloccare la delibera per la vendita in blocco di immobili per un valore complessivo di 52 milioni di euro. Una decisione che avrebbe generato alcuni contrasti interni, davanti ai quali il dg ha tirato dritto, convinto che liquidare il patrimonio immobiliare dei ciechi sarebbe stato un palliativo, non certo la cura. E lo scorso anno, per rispondere alle preoccupazioni dei genitori che lamentavano servizi a singhiozzo e timori per il futuro, Canu aveva chiarito la grave situazione in cui versa il Sant’Alessio.
«Noi abbiamo buchi di bilancio e la necessità disperata di efficientare il possibile», ha detto ai microfoni de Le Iene, il programma di Italia1, garantendo che avrebbe convocato i genitori per manifestare la reale situazione in cui versa l’Istituto per ipovedenti, che negli anni avrebbe accumulato, grazie alle donazioni testamentarie, l’enorme numero di case, alcune delle quali, soprattutto quelle in periferia, sono abitate da famiglie con disabili visivi che pagano un canone d’afMilioni Il valore del patrimonio immobiliare dell’Asp Sant’Alessio fitto calmierato. «Il Sant’Alessio è l’Asp più ricca dal punto di vista del patrimonio immobiliare nel Lazio», aveva chiarito il dg.
Eppure la pregressa gestione fallimentare ha condotto alla situazione attuale. Tutto inizia nel 2017, quando il patrimonio fu inserito nel Fondo Sant’Alessio, appositamente costituito, la cui gestione era stata affidata alla Sorgente Sgr, una società di risparmi che avrebbe dovuto valorizzare tutti gli immobili.