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La nuova Fascia verde parte il 15 novembre ma le modifiche sono ferme

Martina Zanchi

Mancano poco più di due mesi e mezzo al 15 novembre, una data che decine di migliaia di romani hanno segnato sul calendario con un cerchio rosso e un punto interrogativo. Da quel giorno quali veicoli potranno ancora entrare in Ztl fascia verde? Nonostante le proteste e le indiscrezioni sulle possibili modifiche ai divieti approvati dalla giunta capitolina a novembre, di informazioni ufficiali finora non c’è neanche l’ombra. Intanto, però, Roma Capitale ha incassato una vittoria. Il Tar ha respinto ieri il ricorso con cui l’«Associazione Tutela Legale Taxi» ha impugnato la delibera sulla Fascia verde, chiedendone l’annullamento, perché tra i soggetti esentati dai divieti il Comune non ha inserito i tassisti. Secondo i giudici amministrativi, infatti, nonostante svolgano un servizio pubblico le auto bianche non sono paragonabili agli autobus di Atac. Questo perché dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico «il servizio taxi (...) non presenta intrinsecamente alcuna plausibile differenza rispetto all’autovettura di un privato cittadino».

I taxi più vecchi, insomma, inquinano esattamente come un’automobile della stessa classe e alimentazione, e a differenza dei mezzi pubblici rispondono a esigenze di «mobilità individuale o piccoli gruppi». Per questo, secondo il Tar, Roma Capitale ha le sue buone ragioni per bandirli dalla Fascia verde, se giudicati troppo inquinanti. «Questo ricorso, come molti altri tra quelli presentati contro il Comune, a mio parere ha le caratteristiche della temerarietà - commenta l’assessore capitolino alla Mobilità Eugenio Patanè, che aggiunge sto valutando insieme all’Avvocatura comunale se e come muoverci. Nel diritto civile si può agire per lite temeraria, nel settore amministrativo è più complicato ma stiamo analizzando la situazione».

  

Contro la sentenza, comunque, i tassisti potrebbero presentare appello al Consiglio di Stato. Intanto sulla Fascia verde la situazione resta decisamente nebulosa, mentre tanti cittadini aspettano di sapere cosa devono fare delle loro automobili. Sono passate settimane da quando il Campidoglio ha trasmesso alla Regione Lazio una bozza di revisione dei divieti che chiede, in sostanza, di poter posticipare al 2024 lo stop ai veicoli Euro 4 diesel che ad oggi scatterebbe invece il prossimo 15 novembre. Solo nella Capitale le auto con queste caratteristiche sono 146.756 (dati Aci aggiornati al 2022).

Una platea superiore, ad esempio, alla popolazione di Latina, il più grande capoluogo di provincia del Lazio che non raggiunge i 130mila abitanti. L’idea è quella di imporre lo stop esattamente un anno dopo, oltretutto su un’area più contenuta rispetto alla Fascia verde (si pensa alla «Ztl Vam», dentro le Mura Aureliane) ma su questa e altre ipotesi di mitigazione delle nuove misure ambientali Palazzo Senatorio è costretto ad attendere il via libera della Regione. Un responso che fonti del Campidoglio rivelano di aspettarsi entro metà settembre.

Ancora venti giorni di dubbi per i romani ai quali, per il momento, è concessa una sola certezza: dal 15 novembre 2023 entreranno in vigore le nuove regole e i veicoli più vecchi (fino ai diesel Euro 3 e benzina Euro 2, peraltro già banditi da anni) dovranno restare fuori dalla Fascia verde. E stavolta grazie ai nuovi varchi elettronici l’area diventerà a tutti gli effetti una Zona a traffico limitato. I primi 51 sono pronti e piano piano il Comune li sta installando lungo il perimetro che, complessivamente, sarà sorvegliato da 142 telecamere pronte a immortalare gli automobilisti non autorizzati. Per evitare la multa la «scappatoia» proposta da Palazzo Senatorio è duplice: i cittadini potranno scegliere di dotarsi del dispositivo «Move-in», che monitora le distanze percorse dal veicolo in Fascia verde facendo scattare la sanzione solo al superamento dei chilometri autorizzati (da 600 a 4.000 l’anno). L’alternativa sono i «passaggi bonus»: il Comune ne propone da 60 a cinque, a scalare negli anni, ma anche su questo la parola definitiva spetta alla Regione.