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Roma, la stazione Termini tra furti e scippi "vale" 3,5 milioni

Augusto Parboni

La stazione Termini è ormai il «bancomat» di bande di sudamericani. Peruviani e argentini sono infatti diventati l’incubo di pendolari e turisti che ogni giorno transitano alle fermate della metropolitana Termini e Repubblica e che utilizzato gli autobus della zona. In un mese i malviventi riuscirebbero a mettersi in tasca fino a 300mila euro, pari a 3,5 milioni l’anno. Una cifra che corrisponde a circa 10mila euro al giorno, considerando i furti di portafogli, preziosi e cellulari. Solo negli uffici della forze dell’ordine si presentano, in media, tra le 40 e le 50 persone, che denunciano di essere state derubate, pari quindi a 1.500 al mese. La zona che va dalla stazione Termini fino a piazza della Repubblica è diventata dunque per i sudamericani un vero e proprio salvadanaio e per i turisti invece zona off limits.

A commettere i furti ci sono anche cittadini nordafricani e nomadi. Gli orari più frequenti durante i quali vengono commessi i reati sono quelli a maggior traffico di pendolari o turisti, cioé la mattina e il tardo pomeriggio. Ma non finisce qui. I furti avvengono, ogni giorno, anche intorno alle strade e piazze della zona, ma il numero sarebbe decisamente inferiore, pari cioé a circa due reati al giorno. La maggior parte, infatti, avviene alle fermate dei mezzi pubblici, metropolitane e autobus. Giovedì scorso, ad esempio, la polizia ha arrestato in flagranza un uomo di nazionalità argentina e una donna peruviana, sorpresi a rubare il portafoglio dal borsello a un turista a bordo dei mezzi pubblici.

  

Ad aggravare la situazione, anche il disagio sociale che questi reati comportano ai turisti, impendendogli, dopo essere stati derubati, oltre dei soldi, dei documenti di identità necessari per poter tornare nel loro Paese di origine: nel 90% dei casi, infatti, gli investigatori non riescono a recuperare i documenti rubati gettati in cassonetti o aree abbandonate nel degrado intorno a Termini. Il problema è anche l’impunità dei malviventi. Molti, fermati dalle forze dell’ordine, vengono infatti rilasciati dopo poche ore, potendo così tornare nuovamente a delinquere sempre nella stessa zona. «Molte volte all’atto della denuncia i turisti non sanno bene indicare dove sia successo o dove sia fuggito il soggetto che ha rubato – spiegano gli investigatori – questo ci mette in difficoltà. Accogliere circa 50 denunce di furto al giorno significa redigere altrettante informative da inviare in procura. Il lavoro è abnorme e le normative non ci aiutano».

Nonostante le numerose denunce, segnalazioni relative all’irregolarità sul territorio nazionale e arresti, molti stranieri non scontano condanne per i reati che commettono, tornando così liberi di poter di nuovo delinquere. Gli investigatori spesso fermano lo stesso malvivente poche ore dopo che lo avevano bloccato per un precedente furto. Il lavoro delle forze dell’ordine che vede carabinieri e polizia in prima linea spesso viene dunque vanificato. (Ha collaborato Elena Ricci)