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Lazio, Zingaretti si dimette: “Sarò un uomo libero”. Ma il successore non c’è

Daniele Di Mario

Da oggi sarà «un uomo libero». Nicola Zingaretti usa queste parole per annunciare le proprie dimissioni da presidente della Regione Lazio, che il governatore neoeletto deputato firmerà in giornata, «immediatamente dopo» aver partecipato al decimo giudizio di parifica della Corte dei conti sull'amministrazione di via Cristoforo Colombo.

  

Dimettendosi, Zingaretti sanerà la propria incompatibilità e indicherà la data delle elezioni regionali, probabilmente il 12 febbraio. Il passo d'addio non risolve però tutte le questioni aperte nel campo del Pd e del centrosinistra in generale, ancora senza candidati alla successione di Zingaretti e con il nodo alleanze tutto da sciogliere. La conferenza stampa di fine mandato del governatore, tenuta ieri mattina al Tempio di Adriano, rende palesi tutte le divisioni nella maggioranza regionale uscente, con l'ipotesi ormai impossibile di riproporre alle elezioni il campo largo Pd-M5S-Terzo polo che ha governato alla Pisana negli ultimi due anni. Un fallimento politico palesato, dopo le parole di chiusura pronunciate ieri dal capo politico pentastellato Giuseppe Conte, anche dall'assenza degli assessori M5S. All'evento partecipa tutta la giunta, tranne Valentina Corrado e Roberta Lombardi. «Nessun caso - si affretta a gettare acqua sul fuoco Zingaretti abbiamo lavorato in Consiglio nazionale fino alle 4 di questa mattina e abbiamo fatto un lavoro straordinario. Non c'è nessun segnale politico anzi la presenza del M5S ci ha permesso negli ultimi due anni di lavorare bene». «Se non sono venute - scherza il governatore uscente- forse avevano sonno (il collegato al bilancio è stato approvato alle 4 di mattina nell'Aula della Pisana ndr.), io dovevo venire per forza». Quanto al mancato accordo con Conte, si tratta di «vicende partitiche nazionali che pagheranno i cittadini del Lazio e non è bello perché nel Lazio siamo uniti e saremmo pronti a scrivere un nuovo capitolo». «L'assenza delle colleghe del M5S è uno sgarbo istituzionale e segna una rottura definitiva», commenta Alessio D'Amato, assessore alla Sanità e uno dei possibili candidati alla presidenza. Dal M5S però viene spiegato che Valentina Corrado c'era, ma è arrivata in ritardo. «Non ho fatto in tempo ad assistere a tutta la presentazione perché, come assessore con delega alla sicurezza in concomitanza, insieme al presidente dell'Osservatorio della legalità Cioffredi eravamo a Corviale per un appuntamento programmato da tempo con le forze dell'ordine», si giustifica Corrado. Roberta Lombardi invece spiega: «Sono assente giustificata. Sto a Rimini. Anche perché non avrei motivo per non rivendicare i risultati di questo ultimo scorcio di legislatura».

Ma i problemi con Conte restano, eccome. Il capo politico M5S - osserva Zingaretti - «rompe l'alleanza che governa il Lazio senza motivo perché la Regione non ha mai autorizzato e non autorizzerà l'inceneritore. Questo lo abbiamo già deciso noi, non ce lo dice lui. La scelta di Gualtieri riguarda la città anche in vista del Giubileo, per far fronte alla realtà che si è trovato ad affrontare dopo dieci anni di niente». «È come se Conte dicesse: non vado a vedere Bambi perché ho paura del Re leone. Ma nel Re leone Bambi non c'è», aggiunge il governatore. «Io non ho il compito di costruire l'alleanza futura ma sono un costruttore di unità a differenza di coloro che l'unità la distruggono per vicende partitiche», conclude. Ma sostenere che il Pd che governa la Regione non c'entra nulla con il Pd che ha votato in Parlamento il riconoscimento dei poteri commissariali al sindaco di Roma del Pd Roberto Gualtieri è un esercizio complicato. Certo inaccettabile per chi sul termovalorizzatore ha provocato la crisi del governo Draghi. Tanto che la stessa Lombardi torna a chiedere un «passo di lato» sull'inceneritore e il M5S ribadisce che Zingaretti «dimentica» che l'impianto «è stato difeso dal Pd» e che un accordo per le Regionali è possibile solo se il progetto verrà accantonato definitivamente. «Chi divide e rompe l'unità sbaglia perché non ce ne sono i motivi - insiste però Zingaretti- Faccio un appello alle altre forze, anche se non dipende dame, non voglio io ingerire in scelte che non mi riguardano per ovvi motivi, perché credo che noi possiamo vincere le elezioni regionali anche senza i 5 Stelle». «Lasciamo una Regione più forte e più dinamica, proiettata verso il futuro e che ha garantito alla comunità di esser più forte rivendica con orgoglio Zingaretti - Oggi è un altro Lazio, quando siamo arrivati avevamo 22 miliardi di debiti, lasciamo 18 miliardi di investimento da spendere»