capitale groviera

Roma, maxi-appalto sulle buche ancora bloccato in Campidoglio

Martina Zanchi

Sulla manutenzione delle strade della città il Campidoglio è ancora in alto mare. Non sono bastati i quasi due anni trascorsi dall’avvio della maxi-gara d’appalto da oltre 160 milioni, suddivisa in dodici lotti, per affidare stabilmente il servizio fino al 2023. Ad agosto, intervenendo in commissione Lavori pubblici, il dipartimento Simu si era detto ottimista, ipotizzando di riuscire a completare le procedure a fine mese. In questo modo sarebbe stato possibile affidare il nuovo appalto allo scadere dell’attuale gara-ponte, che termina il 30 settembre, ma a quanto pare si andrà ancora per le lunghe.

L’assessorato di Ornella Segnalini conferma che «per ottobre non ce la facciamo» e che sarà necessario integrare nuovamente l’accordo provvisorio in corso, già prorogato a luglio per due mesi proprio per le lungaggini della gara principale. Allo stato attuale è impossibile, a quanto pare, ipotizzare quando si riuscirà ad arrivare a dama. La cosa si sta rivelando più complessa del previsto ed è un problema non da poco. Solo lo scorso anno l’Adir (Assicurazioni di Roma) ha già sborsato circa 730mila euro per incidenti stradali dovuti alla scarsa manutenzione delle vie della città, con una stima complessiva che sfiora i cinque milioni. 
Sembra, peraltro, di rivedere un film già visto in Campidoglio. Anche per affidare i sedici lotti dell’accordo quadro sul diserbo stradale, infatti, ci sono voluti quasi due anni con le conseguenze che i cittadini hanno avuto sotto gli occhi (e sotto casa) per lungo tempo: interi quartieri si erano trasformati in giungle urbane.

  

La gara d’appalto del Simu sulla manutenzione ordinaria delle strade, una volta assegnata, costerà al Comune oltre dieci volte di più di quella sul diserbo. Un onere a cui si deve aggiungere il prezzo dell’accordo temporaneo per cui è in vista la seconda proroga. La richiesta, del resto, è di gestire le 599 strade di «Grande viabilità» - infrastrutture come via Salaria, viale Regina Margherita e via Prenestina - nonché le vie dell’Eur e le sedi stradali riservate ai tram, ma anche ponti e gallerie. Bisogna, ad esempio, intervenire sulle situazioni di pericolo per la viabilità, come può essere la presenza di buche e avvallamenti, e ripristinare al più presto le condizioni sicurezza. Ma in generale si tratta di tutte quelle piccole riparazioni che non prevedono il rifacimento completo e profondo dell’asfalto. Su quel versante, peraltro, grazie ai fondi del Giubileo e all’accordo con Anas, il Campidoglio è molto più avanti e il sindaco, Roberto Gualtieri, di recente ha potuto annunciare il rifacimento profondo di oltre 600 km della rete viaria principale nei prossimi due anni. È sull’ordinario che la situazione è molto meno rosea.

Ad allungare i tempi della gara triennale, rallentando l’iter in modo spropositato, a quanto pare sono stati diversi fattori. Già all’apertura delle buste, ad esempio, qualcosa non quadrava: quasi tutte le offerte prime classificate presentavano più di qualche anomalia. Ad esempio ribassi giudicati troppo alti per poter garantire un servizio di qualità e, dato che in ballo c’è la sicurezza dei romani e delle migliaia di persone che percorrono ogni giorno le vie della Capitale, è parso d’obbligo approfondire. Il rincaro dei prezzi delle materie prime ha fatto il resto. A marzo l’Associazione Nazionale Costruttori Edili (Ance) ha denunciato l’impossibilità di reperire il bitume sul mercato. Un materiale fondamentale per i cantieri che, a ottobre dello scorso anno, costava ben il 40 per cento in più rispetto ad appena nove mesi prima.