interrogazione della lega

La Regione Lazio fuori dal commissariamento non cancella la "tassa della salute"

Giustina Ottaviani

«Chiarimenti urgenti sulla mancata cancellazione dell’aliquota sull’Irpef per il commissariamento della sanità del Lazio». A chiederli è Orlando Angelo Tripodi, presidente gruppo Lega Salvini Lazio in consiglio regionale che ha presentato una interrogazione al presidente del Consiglio regionale del Lazio, Mauro Buschini. Nel documento Tripodi chiede al governatore del Lazio Nicola Zingaretti «perché l’aliquota 0.50 Irpef, legata al disavanzo della sanità della Regione Lazio, non sia stata stralciata nonostante si ripercuota nei portafogli dei contribuenti del Lazio, specificando come viene ripartito il gettito della stessa».

Il tema è quello della "tassa sulla salute" che non è stata cancellata nonostante la Regione Lazio sia uscita dal commissariamento. Istitutita dall’art.1, comma 174, della legge 30 Dicembre 2004 n. 311, determina una maggiorazione dell’‟aliquota pari allo 0,50%, che porta l’aliquota base dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) dall‟1,23% all‟1,73%, e viene applicata a tutti i redditi. Questa tassa serviva a coprire il disavanzo sanitario per le Regioni commissariate, ma una volta arrivati al pareggio di bilancio e usciti dal commmissariamento non ha più una sua giustificazione, diventando una vero e proprio balzello che la Regione usa per fini diversi da quello sanitario. Ed è proprio su questo punto che la Lega chiede risposte.

  

«"Il fondo taglia-tasse è solo uno specchietto delle allodole, la giunta Zingaretti abbassa a pochi l’aliquota ma mantiene il balzello sanità a tutti, tanto che vale 800 milioni a fronte dei 343 milioni del fondo - scrive Tripodi nel documento citando "Affari Italiani" -. La tecnica è quella di diminuire a pochi e aumentare a tanti, cosa che crea delle distorsioni vistose che pagano le famiglie meno abbienti”; intanto - cita ancofra Affaritaliani.it - da tempo sia il tavolo di monitoraggio della spesa del Mef che la Corte dei conti avevano chiesto alla Regione di abbassare la quota della tassa sulla salute, dal momento che con la diminuzione del disavanzo gran parte degli introiti veniva usato non per la sanità ma per altri settori, come il Tpl e i servizi sociali». Appello vano. Tripodi punta il dito anche sulle sulle mancate «Case della salute» , «cavallo di battaglia del 2013» paradigma di una politica regionale di soli annunci. «Stando ai calcoli - scrive ancora Tripodi- esse saranno forse 33 nel 2021 come scritto nero su bianco nel “Piano di riorganizzazione, riqualificazione e sviluppo del Sistema regionale sanitario 2019-2021” mentre nel luglio 2013 se ne annunciavano "48 entro il prossimo anno, una in ogni distretto socio sanitario: 15 a Roma, una per Municipio, e 33 nelle province del territorio». L’unica cosa certa è che i residenti del Lazio continuano a pagare e non sanno per cosa e perché.