ricercatrice romana

Elisabetta Mattei: "Così ho trovato l'acqua su Marte"

Valentina Conti

«Quando sono entrata a far parte della missione ho iniziato a eseguire misure di laboratorio su terreni simulanti la superficie di Marte. Giovanni Picardi, un professore della Sapienza (oggi non più con noi), aveva trovato al polo sud di Marte una zona molto riflettente, così ci siamo concentrati su quest’area. Insieme a tutta la squadra abbiamo cominciato ad analizzare i dati radar, e in base ai risultati abbiamo rilevato la presenza di acqua liquida su Marte». Parla con l’adrenalina ancora nelle voce tornando con la mente a quel momento esatto Elisabetta Mattei, 40 anni, ricercatrice del Dipartimento Matematica e Fisica dell’Università Roma Tre, con un lungo precariato alle spalle. Una laurea in fisica del vulcanismo all’attivo e tanta determinazione nel suo lavoro, venuto fuori accidentalmente. Elisabetta ha fatto parte del team che ha scoperto tracce d'acqua sotto la superficie del polo sud marziano, diventato oggi un fiore all’occhiello del mondo della ricerca (il gruppo è stato invitato persino alla Nobel Week di Stoccolma). «Uno studio - spiega - che va avanti dal 2003 quando è stata lanciata la missione Mars Express. Il radar Marsis, invece, è operativo dal 2005». Traduciamo per i nostri lettori. «La missione si chiama “Express” perché quando è stata lanciata Marte e la Terra erano particolarmente vicini e ha impiegato “meno tempo” ad arrivare. E poi perché era fallita una missione qualche anno prima e tutti gli strumenti che dovevano essere montati su quella sono stati poi montati in questa nuova. L’obiettivo di Marsis era sondare la ionosfera di Marte e il sottosuolo».  Per approfondire leggi anche: La vita su Marte e i marziani tra noi Lei come entra nel progetto? «Per caso. Dopo la laurea, durante il dottorato, ho iniziato a lavorare sui dati della missione». E l’analisi si è trasformata in una vera e propria avventura... «Siamo riusciti ad avere la prima evidenza sperimentale della presenza di acqua liquida. Per giustificare l'esistenza di acqua liquida alle temperature estremamente basse di Marte possiamo ipotizzare che questi laghi di acqua siano ricchi di particolari tipi di sali capaci di diminuire la temperatura di congelamento. Parliamo di ambienti che potrebbero, dunque, ospitare forme di vita in grado di vivere in condizioni estreme, come ad esempio alcune specie di batteri». L’acqua allo stato liquido c’è solo sulla Terra. «L'acqua in forma ghiacciata è più o meno presente nel nostro sistema solare, ma fino ad oggi sì certo, si pensava che l'acqua allo stato liquido fosse presente solo sulla Terra. L’area di indagine è estesa, quindi il nostro team sta continuando a lavorare». Che effetto le ha fatto “vivere” una scoperta? «È stata ed è una ricerca lunga, i dati radar della zona ci suggerivano fin da subito che là sotto poteva esserci acqua liquida, ma dimostrarlo in modo scientifico ha richiesto molto tempo e impegno». La ricerca come va avanti? «Con i finanziamenti dell’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana, e con l’aiuto della nostra Università». Sul piano della divulgazione invece? «Ci si dà da fare. Esiste anche un programma di seminari di divulgazione scientifica nei locali di Roma. Si chiama Pint of Science. Sorseggiando una birra, noi ricercatori raccontiamo nei pub a chiunque ne sia interessato le novità della ricerca, le scoperte». Il prossimo step della vostra esplorazione? «Capire se parliamo di un unico lago o di un sistema di laghi. Anche se la missione termina fra poco...».