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La banda di Diabolik: facciamo la guerra

I narcotrafficanti capeggiati dall'ultrà ucciso Fabrizio Piscitelli avevano alzato il tiro: "Abbiamo le bombe a mano"

La banda di Diabolik: facciamo la guerra

L’operazione «Grande raccordo criminale» dei finanzieri del Gico, che giovedì ha portato in carcere la banda di narcotrafficanti capeggiata da Diabolik (e probabilmente anche chi l’ha voluto morto) ha «raffreddato» una situazione incandescente. «Poi facciamo la guerra, te lo dico eh... vado a trovare le bombe a mano...», diceva ad aprile 2018 Aniello Marotta, anche lui ultrà degli Irriducibili. «Io ce l’ho proprio», gli rispondeva Fabrizio Fabietti, braccio destro di Fabrizio Piscitelli.

L’«escalation» della violenza ha portato il 7 agosto scorso all’esecuzione esemplare di Piscitelli, ucciso in pieno giorno mentre era seduto su una panchina del parco degli Acquedotti da un killer vestito da runner (per mimetizzarsi tra chi faceva jogging), che è arrivato correndo alle sue spalle, ha tirato fuori dal marsupio la pistola e ha sparato un colpo a pochi centimetri dalla nuca. Secondo la versione dei suoi familiari, Diablo quel pomeriggio aveva un appuntamento con Alessandro Capriotti, 48 anni, soprannominato "Er Miliardero", finito sotto inchiesta già 10 anni perché aveva rapporti internazionali con il Sud America per acquistare la cocaina che giungeva in Italia, dopo essere passata da Barcellona. Anche Fabietti e Piscitelli si rifornivano di polvere bianca da Colombia e Brasile. Il "Miliardero" agli inquirenti ha negato di aver appuntamento con Diabolik il 7 agosto. Fatto sta che il figlio 27enne, Alessandro Max Capriotti, è nella lista dei 51 arrestati giovedì, perché è emerso che il 20 aprile 2018 deteneva 25 chili di cocaina, contraddistinta dal marchio "Delfino", che Fabietti si era impegnato ad acquistare. Insomma, i Capriotti (padre e figlio) interagivano con la banda di Piscitelli per gli affari di droga. Se nei mesi successivi si siano «calpestati i piedi», al momento, non è dato saperlo.

Sembra invece quasi certo, per gli inquirenti, che il tentato omicidio di Leandro Bennato, ferito lo scorso 14 novembre a Boccea dai colpi di pistola sparati da due uomini in moto, sia una vendetta collegata all’uccisione di Diablo (non a caso, il pm Nadia Plastina è titolare di entrambe le indagini delegate alla Squadra Mobile). Anche Bennato è finito in galera tre giorni fa, con l’accusa di estorsione aggravata, perché il 6 aprile 2018 avrebbe fornito un contributo ai picchiatori che - su ordine di Piscitelli e Fabietti - avevano teso un agguato all’albanese Anxhelos Mirashi (detto "Angioletto"), «colpevole» di non aver saldato i debiti maturati nell'ambito del traffico di droga. Bennato conosceva bene Mirashi; però, aveva deciso ugualmente di aiutare la banda di Diabolik (ultimamente, invece, i rapporti si erano incrinati). Durante un sopralluogo prima del pestaggio, i componenti della «batteria» dicono di Bennato: «L’abbiamo visto strano, molto strano». Fabietti sminuisce, per poi dare indicazioni precise ad Andrea Ben Maatoug sulla spedizione contro l’albanese: «Ti devi portare altri due che menano forte, forte... per sfondarlo proprio... lo dobbiamo mandare all’ospedale, poi andiamo a prendere tutto, orologi, soldi, gli leviamo tutto... o gli diamo le coltellate... Lo ammazzi proprio di cazzotti... è infame (...) Stava pure in cella con me... gli ho fatto fare il signore in galera». Diabolik, invece, puntualizza: «Metti i guanti e te ne vai... lo dovete solo mandare all’ospedale e basta».

Mirashi, effettivamente, ci finisce all’ospedale. Fabietti, però, rimprovera l’amico Piscitelli per la sua scarsa riservatezza: «Mi sono incazzato con Diabolik... parla, parla, lo dice... non lo deve dire». L’ostentata sicurezza nella leadership criminale sul territorio, in effetti, ha portato qualcuno a ordinare la sua morte. Alcuni mesi fa l’albanese che era stato fatto pestare dalla banda di Diablo, è stato arrestato in Perù, insieme a degli italiani, con 250 chili di cocaina. La cosa interessante è che Mirashi è legato a Michele Senese. Ma anche Piscitelli lo era. Nella spartizione del mercato della droga di Roma, gli amici possono diventare facilmente nemici (e viceversa).

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