Il feudo degli spada

Viaggio a Nuova Ostia, dove la legge è scritta da pochi

Silvia Mancinelli

Chi abita nel X Municipio da tanti anni e gode di buona memoria ricorda ancora quando il lungomare che portava a Nuova Ostia si interrompeva bruscamente, lasciando morire la lingua d’asfalto in una distesa di terra e sabbia. Era una zona off-limits, blindata, un fortino di chi era stato sistemato nelle palazzine degli ultimi e aveva fatto della criminalità il proprio business all’ombra dei poveri cristi che con la feccia dovevano convivere e dividere palazzi e strade in realtà inesistenti. Col tempo è cambiato molto: il porto turistico e l’albergo di lusso, che segnano l’arrivo di un lungomare realizzato con tanto di pista ciclabile, la possibilità di passeggiare tra via Forni, via del Sommergibile e via Ingrao (dove al 20 abitava fino a ieri Vincenzo Spada) e di parcheggiare la macchina senza temere di essere assaliti per una rapina. Bisognava, a questo punto, metter mano al cuore di quella zona che si vuole restituire alla legalità. Bisognava intervenire dove nessuno aveva mai osato: nelle case di chi ha sempre dettato legge, sostituendosi allo Stato.  Lo sgombero dell’appartamento di “Gnocco”, ieri mattina, si può interpretare come l’inizio di una rivoluzione oppure come fumo negli occhi.  Ed entrambe le interpretazioni hanno basi abbastanza solide per essere credibili. Da una parte c’è una macchina che sembra esser partita: l’arresto di Roberto Spada, la chiusura del suo bar, la commissione antimafia a Ostia, la sfilata della Polizia di Stato. L’operazione di ieri, a parte la sfuriata breve e contenuta di una abusiva in strada, non ha attirato gente o smosso rivolte come era stato per il fermo dopo la testata di via Forni. La gente ha guardato a distanza, ha ammesso che ormai nemmeno conviene più far casini e accetta, seppur con poca convinzione, uno sfratto che in altra epoca avrebbe riportato in vita i morti. Ci saranno altri sgomberi in zona, e qui lo sanno già in molti. Ma il sorriso beffardo di chi impreca e insulta dai balconi ha la sua ratio nell’altra faccia della medaglia. A Nuova Ostia i palazzi comunali sono pressoché tutti abitati dai membri del clan e da quanti sono stati sistemati in appartamenti col loro beneplacito. Il padre di “Gnocco”, il boss “Pelé”, era secondo gli inquirenti l’uomo chiave del racket delle case popolari in zona.  In pratica gli Spada decidono chi ha diritto all’appartamento, alla faccia delle liste e della graduatoria, lo liberano all’occorrenza buttando fuori il legittimo assegnatario e impediscono che venga abitato da chi ne ha diritto al costo di lasciarlo libero anni, nonostante l’urgenza di trovare alloggi.  Fa sorridere - amaramente - la ricorrenza del nome Spada nella maggior parte dei citofoni del quadrante di piazza Gasparri: interi palazzi, come quello in via Vincon dove viveva anche il Roberto della testata, sono abitati da familiari e sodali. La stessa donna che vive al piano terra di via Ingrao, sotto all’appartamento di Vincenzo Spada, ai vigili ha spiegato di essere “ospite” della madre di “Gnocco” e di non pagare la corrente, allacciata abusivamente a sua insaputa. “Lo vede quel bell’appartamento alle sue spalle? - chiede una residente puntando al palazzo dall’altra parte di via Ingrao - E’ abbandonato da anni. Nessuno ci vive, nonostante la fame di casa, perché sono ‘loro’ a decidere se e a chi lasciarlo”.  C’è un’altra cosa che merita di essere approfondita: come può un occupante abusivo ottenere la residenza in un appartamento popolare? Com’è possibile che le forze dell’ordine intervengano in massa a sgomberare una casa mentre una rampa di scale più giù si ripresenta la stessa situazione? Ecco, dunque, che guardando quanto sta andando in scena a Ostia da qualche mese a questa parte si ha presto un’immagine davanti: un mare torbido, qualcuno che cerca di prosciugarlo con un secchiello da una parte e un altro che ributta la melma dall’altra. “Li buttano fuori, ma tanto rioccupano altrove - dice cinicamente Sandra, una residente -. Funziona così”.