povera epifania

Roma, la Befana stracciona di piazza Navona

Damiana Verucci

C'era una volta la Befana di piazza Navona, quel luogo dove tutti da bambini almeno una volta sono andati insieme ai loro genitori per fare incetta di caramelle e dolci di ogni genere. Dove c'era un costante vociare di sottofondo, odore di zucchero filato e di ciambelle fritte, dove bisognava spingere per farsi largo tra la folla perché in particolari giornate, come proprio il 6 gennaio, si sfiorava il picco delle 150 mila persone. Era tutto un po' disordinato e caotico, è vero, e sui banchi non vigeva certo il principio della qualità della materia prima, della trasparenza dei prodotti, dei giocattoli certificati. Anche i dolci erano assolutamente non sani ma golosi e colorati. C'era tanta allegria, tanta voglia di spensieratezza, quella che oggi, purtroppo, a piazza Navona non si vede più. Il plateatico ellittico della piazza in cui il Bernini e il Borromini si sono sfidati a colpi di opere d'arte è stato per tradizione, fin dal 1860, la casa romana della Befana e tutti gli anni, nel periodo che va dall'8 dicembre fino al 6 gennaio, vi si svolgeva il tradizionale mercato natalizio. C'erano, appunto, chioschetti e banchi lungo tutto il perimetro della piazza (oltre 100 postazioni, poi passate a 72 fino ad oggi che se ne contano 48), che vendevano per lo più statuine del Presepe, addobbi natalizi, pezzi di artigianato locale. Non mancavano giocattoli, dolciumi golosi e colorati, banchi dove si sparava ai palloncini, si buttavano giù i barattoli, si acchiappava il collo della papera che galleggiava sull'acqua vincendo un pesce rosso. Non si divertivano solo i bambini ma anche i loro genitori e la piazza era un luogo di incontro e di chiacchiere. Quanto alla Befana, quella che girava in lungo e in largo a caccia dei bambini il 6 gennaio, chiedendo loro se erano stati buoni o cattivi, somigliava in tutto e per tutto a quella dell'immaginario dei bimbi e faceva anche un po' di paura con il suo naso bitorzoluto, vestita di panni laceri, con la gobba e la scopa a seguito. Poi il passare del tempo ha messo lo zampino sulla fiera più amata dai romani: al posto dei banchi tradizionali sono nate rivendite di cineserie, porchettari e kebbabari che nulla hanno a che fare con la storia di Roma e del mercato di piazza Navona. Ma soprattutto ci ha messo il naso la politica, che per cercare di rimediare al decadimento generale ha emanato una serie di delibere e di regolamenti che hanno reso più selettivi i criteri di assegnazione, arrivando a bloccare alcune licenze. Ci sono stati bandi andati deserti e addirittura un intervento dell'Autorità nazionale per l'anticorruzione fino allo stop finale, nel 2015, per il rifiuto degli storici operatori (quelli che ci sono sempre stati sulla piazza, con in testa la famiglia Tredicine) di ritirare la licenza per via di un forte ridimensionamento del numero dei banchi. La fiera tradizionale è mancata per tre anni di seguito, tra le giuste lamentele dei romani che da sempre amano questo mercatino e quello che rappresenta; al suo posto sono state messe delle Onlus che hanno cercato di colmare il vuoto. Ma i romani rivolevano i loro banchi, i loro presepi e addobbi natalizi e anche quella confusione e quel sapore tipico dei mercatini di Natale di tutta Europa. Quest'anno, non senza polemiche, ritardi, intoppi burocratici, liti tra le diverse correnti politiche, i banchi, anzi, i gazebo, sono tornati in piazza. Ma? La fiera è apparsa stanca e non c'è più traccia della festa di una volta. E' vero, si è puntato sulla qualità dei prodotti, sono sparite le ciambelle fritte, al loro posto, massimo del brivido, le crepes alla Nutella. La gente è soddisfatta? Risponde Alfiero Tredicine nella sua veste sindacale di presidente dell'Apre-Confesercenti: «I dolci sono stati acquistati, certo poi i romani ci chiedono quelli tipici che il bando nuovo ha lasciato un po' da parte. Non abbiamo fatto in tempo, purtroppo, neanche a preparare tante calze e la richiesta è stata maggiore della domanda». Il famigerato piano sicurezza sembra aver funzionato nonostante i controlli siano stati per lo più a vista anche perché, in verità, fare ingranare una manifestazione iniziata con due settimane di ritardo rispetto alla data prevista non è stato affatto facile e per questo sulla piazza il massimo dell'affluenza si è avuta soltanto ieri con circa 9 mila persone. Il resto delle giornate non si è quasi mai arrivati neanche a 3 mila, altro che capienza massima fissata a 10.250 per via del piano sicurezza. Anche perché ai romani questa piazza vuota con pochi gazebo, nessun palco come previsto, lo storico presepe mal dislocato e poco visibile, i prezzi dei prodotti decisamente più alti, non è piaciuta proprio e le lamentele, sentendo i loro pareri, si sono sprecate. Poveri bimbi di oggi. Ieri notte gli operatori hanno smontato i banchi, è calato il sipario sulla piazza. Sguardi e obiettivi sono riposti al prossimo anno ma che torni il vero mercato, la vera tradizione e soprattutto l'allegria di una volta.