SANITÀ ASSASSINA

L'ambulanza non arriva, Raffaella muore a 23 anni

Silvia Mancinelli

«L’ho chiamata l’ambulanza, l’ho chiamata! Raffaella svegliati, ti prego. Raffaella respira, Raffaella i soccorsi stanno arrivando». Sono le 20.55 di mercoledì sera quando Veronica Novaldi trova sua sorella a terra, sul pavimento del bagno. Chiamata da un’amica, preoccupata perché non le rispondeva al cellulare, si precipita da casa sua all’appartamento al piano terra in largo Ferruccio Mengaroni, dove la vittima viveva. La sorella più grande è insieme alla mamma e a una loro conoscente. Quando entrano in casa Raffaella, 23 anni, non gli risponde. La porta del bagno, dove si stava preparando per andare a una festa, è chiusa. Le donne faticano ad aprirla perché la ragazza è dietro, inerme sul pavimento. Quando la sollevano è priva di conoscenza e ha la faccia scura. Veronica telefona immediatamente al 118 ma l’ambulanza tarda. Passano i minuti, dieci, quindici, venti. A scuotere Raffaella, provando a rianimarla, resta la mamma mentre la figlia più grande corre alla postazione dei soccorsi di Tor Bella Monaca sollecitando l’invio di un’ambulanza. Quando si sentono le prime sirene sono ormai le 22.40 e le speranze di salvare la ragazza si affievoliscono. Al Policlinico Tor Vergata, dove nel frattempo si precipitano amici e parenti preoccupati e arrabbiati per l’enorme ritardo, Veronica arriva già senza vita. I carabinieri intervengono con due pattuglie per evitare rappresaglie nei confronti dei medici, mentre l’urlo straziante della madre sovrasta le proteste e il vociare nel pronto soccorso: «Raffaella non c’è più!». La ventitreenne, che in passato aveva prestato servizio come volontaria nella Protezione Civile, soffriva di epilessia dal 2006, quando perse il padre al quale era legatissima. «Papino - scriveva il 18 luglio dello scorso anno, pubblicando una foto poi diventata la sua immagine di copertina - sono già passati dieci anni da quando non sei più con me. Mi manchi da morire e non sai quanto avrei voluto vedere la faccia che avresti fatto nel vedere Alessio e Nicole crescere, veder nascere Noemy, Swamy e Bryan. Saresti stato un nonno favoloso, proprio come lo eri con noi». Quotidianamente Raffaella assumeva farmaci specifici, ma dallo scorso anno la situazione pare fosse peggiorata e prima di Natale era già stata ricoverata per un attacco. I risultati dell’autopsia, già effettuata sul corpo della ragazza, chiariranno i motivi di una morte che forse si sarebbe potuta evitare. È probabile che Raffaella sia stata sorpresa da una crisi e sia soffocata inalando la sua stessa saliva a causa delle convulsioni. Disperati i familiari della ragazza, la mamma che viveva da sola con lei dopo la morte del marito, la sorella e i due fratelli (uno dei quali figlio di un padre diverso) e i nipotini per i quali Raffaella viveva. «Mia dolce Mimi, ora stavamo aspettando ancora che venissi al mondo - scriveva alla nipotina il 4 dicembre, nel suo ultimo post pubblicato nella bacheca Facebook - Tua madre in sala parto e noi ad aspettarti lì fuori, curiosi di vedere e conoscere il tuo dolce visino. Già sapevo che da lì a poco ti avrei amato più di me stessa. Cambi le mie giornate: se una giornata è storta basta una tua dolce parola che tutto cambia, un tuo semplice gesto trasforma la mia giornata. Grazie per aver reso questi quattro anni migliori, unici. Buon compleanno vita mia, +4. Ti amo». Martedì mattina alle 10.30, nella chiesa di Santa Rita da Cascia, a Tor Bella Monaca, ci saranno i funerali di Raffaella. «Chiudere gli occhi per qualche ora, risvegliarsi e capire che è tutto vero - scrive la sorella Veronica - Vita mia, non smetterò mai di scrivere il mio dolore, ti sei portata via con te un pezzo di vita, un pezzo del mio cuore. Tu che mi difendevi contro tutto e tutti. La complicità che c’era era imparagonabile, era mia e tua, era il nostro rapporto tutto strano vita mia, ma devi sapere che io ti amo alla follia pura e sto impazzendo senza di te. Non so affrontare questa situazione, non ci voglio credere, non posso crederci. Sopratutto non voglio. Ma chiudi gli occhi per un istante e realizzi che è tutto vero, mi hai lasciato sola ad affrontare tutto... tu più forte di me, io così debole. Come farò?».