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Messaggi degli anarchici dentro le palline da tennis

Lanciati agli immigrati per scatenare rivolte nei Cie e "farcite" con indicazioni per riconquistare la libertà

Messaggi degli anarchici dentro le palline da tennis

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L' hashtag è #fuocoaiCIE per la battaglia «contro ogni lager». Per portarla avanti sono pronti a mettere in campo azioni di sabotaggio ai danni delle strutture che ospitano i Centri di identificazione e espulsione per immigrati. Luoghi che «limitano la libertà, costruiti dalla sinistra e riempiti dalla destra». Il mondo anarchico è in movimento. L'Antiterrorismo li monitora e considera la minaccia concreta. Un fronte sul quale porre la massima attenzione, perché il mondo dell'anarchia insurrezionale rappresenta un elevato pericolo che può far «registrare nuove sortite contro obiettivi in vario modo associabili alle campagne, anche di respiro internazionale, proprie dell'area libertaria, specialmente in tema di lotta alla repressione», riferiscono i nostri servizi segreti nell'ultima relazione annuale al Parlamento.

 

 

E proprio ieri, davanti al Cie di Ponte Galeria, a Roma, è andata in scena l'ennesima protesta di un gruppo anarchico, accompagnato anche da esponenti dei centri sociali. I blindati della polizia hanno presidiato la zona, impedendo ai manifestanti di avvicinarsi alla struttura, anche per evitare il lancio di messaggi all'interno. Grazie all'utilizzo di palline da tennis, nelle quali dopo un'incisione vengono inseriti biglietti con indicazioni agli immigrati, spesso gli antagonisti hanno alimentato la protesta e la tensione tra gli ospiti. La pallina con la missiva è generalmente contenuta in un involucro fatto da una bustina in plastica trasparente (di quelle usate per congelare gli alimenti). Il pacchetto viene lanciato oltre la recinzione, magari mentre sono in corso tafferugli con le forze dell'ordine che in genere vengono provocati dai manifestanti proprio per questo motivo. Sul biglietto, scritto in inglese e francese, ci sono le indicazioni per contatti all'esterno e un numero di telefono per «riconquistare la libertà».

 

 

Da Ponte Galeria è passato anche Mohamed Rmida, il tunisino a capo della rivolta delle «bocche cucite» di dicembre 2013, condannato per terrorismo nel 2011 e espulso dopo aver scontato parte della pena nel carcere di Viterbo. Nel volantino che ha pubblicizzato l'iniziativa di ieri pomeriggio, iniziata ormai da mesi con presidi continui davanti ai Centri in cui si trovano gli immigrati in attesa di espulsione dal territorio italiano, i «nemici e le nemiche delle frontiere» scrivono: «Il Cie romano continua ad avere un ruolo centrale della gestione delle espulsioni di massa. Dopo la rivolta di dicembre sono iniziati i lavori per ristrutturare la sezione maschile con maggiori dispositivi di controllo. La ristrutturazione sarà una vera e propria fortificazione del lager, con sezioni piccole e l'impossibilità d'incontrarsi, parlarsi e organizzarsi tra reclusi. Le rivolte che distruggono i centri si dimostrano efficaci nell'inceppare la macchina delle espulsioni. Andiamo al Cie e sosteniamo le resistenze». La Rete si conferma il primo centro di comunicazione dei gruppi di anarchici che rimangono in contatto anche con le realtà di altri paesi. Si indottrinano con riviste specializzate, siti e social network. Gli obiettivi sono diretti verso strutture simbolo, come quelle legate alle telecomunicazioni. Cavalcano il disagio sociale e l'emergenza abitativa per raccogliere proseliti. Non hanno ambizioni politiche e si rivolgono anche ai giovanissimi per le azioni di strada. Una realtà in crescita che mette in allarme l'Antiterrorismo.

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