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Multe «stracciate», prime condanne

Un anno e 4 mesi a un dirigente e una impiegata. Risarciranno il Comune

Multe «stracciate», prime condanne

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Erano stati arrestati tre anni fa nell’inchiesta sullo scandalo delle multe stracciate, accusati di aver insabbiato oltre mille verbali, di averli fatti sparire insieme ai ricorsi nel mare magnum dell’Ufficio Contravvenzioni della polizia di Roma Capitale in via Ostiense per la gioia degli automobilisti privilegiati. Ieri Angelo Vitali, dirigente del Dipartimento Risorse Economiche del Campidoglio, e l’impiegata amministrativa Tiziana Diamanti sono stati condannati a un anno e quattro mesi in primo grado - con pena sospesa - e a risarcire il Comune in sede civile.

I reati contestati dal pm Laura Condemi erano falso materiale in atto pubblico e soppressione, distruzione e occultamento di atti.

Vitali, in qualità di funzionario coordinatore della Sezione Notifiche e Servizio Codice della Strada dell’Ufficio Contravvenzioni della municipale e la sua assistente avrebbero agito in concorso, sopprimendo o occultando un totale di 1.128 verbali di contravvenzione (con relative impugnazioni) tra la fine di aprile e l'inizio di dicembre del 2011. In pratica i due sono stati condannati per aver fatto evaporare le multe lasciate sul parabrezza degli automobilisti dai vigili oppure per aver fatto in modo che i ricorsi contro le sanzioni e la documentazione allegata non completassero il normale tragitto dall'Ufficio Contravvenzioni alla Prefettura di Roma. In questo modo le multe finivano per essere invalidate perché, come previsto dalla legge, i ricorsi hanno l’obbligo di essere esaminati. Vitali e Diamanti, mandati a giudizio con il rito immediato dalla procura, avrebbero insomma fatto la felicità di moltissimi automobilisti anche se il perché si siano assunti questo rischio, all’esito delle indagini, sembra essere rimasto un punto interrogativo visto che non è stato contestato il reato di corruzione. La procura di Roma nel frattempo ha continuato a scavare: in un’altra tranche dell’inchiesta partita dagli arresti dei due dipendenti comunali condannati sono infatti indagati 3 vigili urbani e 5 professionisti, accusati attualmente di falso e truffa. In questo secondo filone d’indagine gli inquirenti puntano sull’Ufficio Notifiche: contestano infatti la presunta sottrazione seriale delle attestazioni di avvenuta consegna delle multe. Si sarebbe trattato di un altro trucco: senza notifica infatti, trascorso il tempo previsto dal Codice il provvedimento decade. Le indagini sul vasto affaire multe sono partite ormai 5 anni fa, quando fu proprio il Comune di Roma a portare le carte in procura. Era il 2011, anno caldissimo in cui prese il volo un’altra inchiesta destinata a lasciare il segno, quella sui vigili urbani accusati dai titolari dell'enoteca di via della Luce Paolo e Silvio Bernabei di concussione. Diversi dei ricorsi stracciati, emerse all’epoca, erano stati presentati proprio dai due fratelli vittima in quel periodo di una raffica di multe da parte dei vigili urbani a mezzi intestati alle loro ditte.

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