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Chiesto il rinvio a giudizio per le cene di Marino

A peculato e falso si aggiunge l’accusa di truffa per incarichi a collaboratori inesistenti

Chiesto il rinvio a giudizio per le cene di Marino

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Si avvicinano i processi per Ignazio Marino. La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio dell'ex sindaco della Capitale con l'accusa di peculato e falso per le «cene pazze» del cosiddetto «scontrino-gate» e di truffa per gli incarichi assegnati a collaboratori «inesistenti» nella onlus «Imagine», da lui fondata nel 2005. A settembre scorso i quotidiani, primo fra tutti «Il Tempo», hanno raccontato del presunto uso illecito della carta di credito data in dotazione al primo cittadino. Le denunce dei suoi avversari politici hanno portato la magistratura ad aprire un fascicolo e costretto il chirurgo dem, a fine ottobre, a rassegnare le dimissioni.

L’indagine condotta dal pm Roberto Felici, che si è avvalso delle investigazioni del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Roma, ha dimostrato un peculato per 12 mila 716 euro. Tra il luglio del 2013 e il giugno del 2015, Marino, avrebbe usato la carta di credito del Comune per «acquistare servizi di ristorazione nell’interesse suo, dei suoi congiunti e di altre persone non identificate». Nel dettaglio, «saldava per 56 volte il conto di cene consumate presso ristoranti della Capitale (tra cui la «Taverna degli Amici», «Archimede Sant’Eustachio», «Sapore di Mare» e «Al vero Girarrosto Toscano» situati nelle immediate adiacenze della sua abitazione o di quella della madre) e anche di altre città (Genova, Milano, Firenze, Torino) ove si era recato, generalmente nei giorni festivi e prefestivi, con commensali di sua elezione, comunque al di fuori della funzione di rappresentanza dell’ente». Nei confronti dell'ex sindaco è ipotizzato anche il reato di falso, in merito ai giustificativi di spesa depositati al Comune. «Al fine di occultare il reato di peculato - si legge nel capo d'imputazione - impartiva disposizioni al personale addetto alla sua segreteria affinché formasse le dichiarazioni giustificative delle spese sostenute, inserendovi indicazioni non veridiche, tese ad accreditare la presunta natura "istituzionale" dell’evento, e apponendo in calce alle stesse la di lui firma, così inducendo ripetutamente soggetti non individuati addetti alla sua segreteria a redigere atti pubblici attestanti fatti falsi e recanti la sua sottoscrizione apocrifa».

Il chirurgo dem rischia inoltre il rinvio a giudizio con l'accusa di truffa per aver stipulato, nella sua qualità di rappresentante legale della onlus "Imagine", «contratti di collaborazione occasionale con soggetti inesistenti» e per aver predisposto «certificazioni di compensi, relativi alle prestazioni dei suddetti collaboratori fittizi». «Inducendo in errore l'amministrazione finanziaria e l'Inps - si legge nel capo d'imputazione - procuravano (Marino e altri 3 indagati, ndr) alla onlus un ingiusto profitto per un totale di 4.261 euro». A breve verrà fissata l'udienza preliminare nella quale il giudice dovrà decidere se le prove raccolte nei confronti dell'ex sindaco sono sufficienti a sostenere l'accusa in dibattimento.

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