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Clinica vip, dietrofront in Regione

Irregolarità non sanate ma dopo un anno arrivò l’autorizzazione

La Regione Lazio aveva negato l'autorizzazione all'apertura della nuova clinica privata di Claudio Giorlandino. Tuttavia, dopo poco più di un anno c'è un cambio di rotta. Arriva l'ok dell'ente pur persistendo le sospette irregolarità che in precedenza avevano stoppato il progetto del ginecologo dei vip.

Questo c'è nell'indagine del pm Mario Dovinola, che ha delegato la polizia giudiziaria di accertare se dietro l'autorizzazione per l'apertura di un «day surgery» di Giorlandino in viale Liegi 45 a Roma, ci sia la mano della politica. Una ipotesi. Ma supportata da una serie di intercettazioni, secondo cui l'ok arriva dopo il presunto interessamento del presidente del consiglio regionale, Daniele Leodori, dell'eurodeputato Pd Enrico Gasbarra e del capo cabina di regia della Sanità, Alessio D'Amato. Stando agli atti dell'indagine, i tre - su pressione di Giorlandino - avrebbero indotto il dirigente regionale Giorgio Spunticchia a rivedere la sua precedente decisione. Il nuovo «Day surgery» del ginecologo doveva essere autorizzato. Lo precisa Gianni Paglia, segretario di Leodori, quando nelle intercettazioni afferma che lo stesso presidente del consiglio regionale l'avrebbe messa «sul personale» con il dirigente Spunticchia: la clinica di Giorlandino doveva ottenere il via libera. I documenti, poi, restituiscono altri spaccati. Come la telefonata del 12 dicembre 2013, in cui Claudio Giorlandino contatta Paglia. «Volevo passare per fare gli auguri al presidente - dice il ginecologo - dargli un abbraccio, un bacio. Volevo portargli un pensierino». C'è da dire che l'indagine è in una fase embrionale e, dunque, potrebbe anche non far emergere alcun illecito. Tuttavia che qualcosa non torni in tutta la vicenda lo ritiene anche il gruppo Movimento5stelle in Regione. I consiglieri pentastellati, sempre molto attenti a stanare sospette irregolarità, a giugno scorso hanno presentato una interrogazione al governatore Zingaretti. I consiglieri grillini Barillari e Perilli hanno evidenziato che «il rilascio» dell'autorizzazione alla nuova clinica di Giorlandino «era stata in passato negata non soddisfacendo i requisiti di sicurezza, anche in relazione alla sua collocazione strutturale, ed in particolare non soddisfacendo i requisiti anti-incendio». I due consiglieri precisano che «con decreto del commissario ad acta, Nicola Zingaretti, n. U00097 del 10 marzo 2015, veniva concessa autorizzazione alla Artemisia spa, in persona del legale rappresentante, Claudio Giorlandino, al fine dell'esercizio di un ambulatorio chirurgico in Roma, viale Liegi 45-47».

Aggiungono che «l'istruttoria necessaria al rilascio dell'autorizzazione risulta essere stata fatta dal dirigente regionale Giorgio Spunticchia» e che «all'interno di detta istruttoria veniva acquisito parere positivo della Asl RmA». La stranezza, secondo i pentastellati, sta nel fatto che «dal decreto (di autorizzazione, ndr), né da alcuno degli atti citati, è possibile evincere che la citata criticità (requisiti anti-incendio, ndr) sia stata effettivamente superata».

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