Alla sbarra Pina Vitale la regina indiscussa delle okkupazioni

Avevano creato un business sulla disperazione dei senza tetto. Sono stati rinviati tutti a giudizio i 22 imputati che facevano parte del "Comitato popolare di lotta per la casa”, «ispirato a valori propri dell’ideologia della sinistra antagonista e qualificatosi, solo apparentemente, come struttura a difesa dei più deboli». Dall’indagine della Procura di Roma, coordinata dal sostituto procuratore Luca Tescaroli, è emerso infatti che i vertici del Comitato avevano messo in piedi un’associazione a delinquere che, con la scusa di trovare un alloggio per i bisognosi, li costringeva a occupare gli edifici, per poi estorcere loro denaro e prestazioni lavorative gratuite, per mezzo di minacce, ingiurie e violenze. Ieri il gup Anna Maria Fattori ha deciso di mandare a processo i 22 imputati, confermando in toto l’impianto accusatorio della Procura. La prima udienza si terrà il 16 marzo davanti alla VII sezione penale. Il Comune di Roma non si è costituito parte civile, nonostante gli stabili occupati abusivamente dal Comitato fossero di proprietà del Campidoglio. Si tratta, in particolare, dell’ex sede dell’istituto tecnico Hertz di via Tuscolana, dell’ex scuola Amerigo Vespucci di via delle Acacie e dell’immobile di via delle Terme di Caracalla dove ha sede l’Angelo Mai Altrove Occupato. Leader indiscussa del sodalizio è Maria Giuseppa Vitale, 56 anni, detta Pina. Indagata per associazione a delinquere insieme agli altri tredici responsabili del Comitato, tra cui figura Fabrizio Donati (consigliere municipale Sel) e Emmanuele Granato (militante Idv). «Hanno dosato minacce, violenza, insulti e falsità – si legge nell’ordinanza di sequestro degli immobili – speculando sullo stato di bisogno degli iscritti. Utilizzando il Comitato, non come una struttura volta ad aiutare le persone che si trovano in un situazione abitativa difficile, ma come uno strumento di potere, proiettato a ottenere profitti». Con il nome della Vitale era stata battezzata persino l'Hosteria da Pina, inaugurata l’11 ottobre 2013 all’interno dell’Angelo Mai Altrove Occupato. Un’«attività a scopo di lucro priva di qualsivoglia autorizzazione amministrativa», che i giudici hanno posto sotto sequestro, anche per motivi igienici. La 56enne gestiva il bar e la ristorazione, obbligando gli occupanti di via Tuscolana ad acquistare e a cucinare cibi (che poi rivendeva nella struttura), e a fare gratuitamente le pulizie all’interno dei locali. Vitale, Serena Malta (candidata alle elezioni regionali con "Rivoluzione civile Ingroia") e Silvia Paoluzzi rappresentano il «nocciolo duro» del Comitato, deputato a gestire i rapporti con i politici. Dalle intercettazioni emergono i contatti con il consigliere di Sel Gianluca Peciola, il presidente del Municipio VII Susana Fantino, il dirigente comunale Angelo Scozzafava (poi arrestato per l’inchiesta "Mafia Capitale"), l’europarlamentare Niccolò Rinaldi, l’ex presidente del Municipio VII Roberto Mastrantonio e l’ex presidente del Municipio X Sandro Medici. Nell'inchiesta emerge anche un coinvolgimento diretto di un consigliere comunale del Pd, tale Gianni «della corrente di Ozzimo», che avrebbe indicato al Comitato uno stabile da occupare a Ostia. Proprio a Daniele Ozzimo, ex assessore capitolino alla Casa (arrestato nell'inchiesta "Mafia Capitale"), e al suo capo segreteria Nicola Galloro, sarebbero invece state mosse minacce di nuove occupazioni.