Lusso e droga, così il clan controlla Roma
Estremi, appariscenti, sfarzosi, prolifici. «Zingari» li chiamano i nemici, «Pezzi grossi» chi li osserva, ci fa affari o li ossequia ad occhi bassi. Temuti, disprezzati, adorati o imitati i Casamonica sono l’eccesso in persona. Non conoscono mezze misure, non amano il compromesso e se ridono o piangono lo fanno senza riserva alcuna. Ecco, dunque, che il funerale del 65enne Vittorio, considerato il boss indiscusso del clan rom-abruzzese, diventa uno show in grado di fermare Roma. Il suo ultimo desiderio, come conferma uno dei tantissimi «nipoti», dopo una vita vissuta al massimo e goduta come a ben pochi comuni mortali è concesso. La sua volontà è stata esaudita dai parenti, compari, amici, soci. Vengano pure dal cielo, allora, le rose rosse lanciate da un elicottero come una pioggia sul feretro trainato da una carrozza di inizio ‘900 e da cavalli neri in segno di lutto. Ma chi sono questi uomini dalla carnagione scura e gli occhi neri come il petrolio? Chi le loro donne sempre illuminate di gioielli ma coperte da gonne infinitamente lunghe che tante dicerie popolari hanno alimentato? «Imprenditori» di se stessi, affaristi ammanicati con la politica quanto basta per comparire in fotografie che fanno il giro del web facendo arrossire le istituzioni bipartisan. Un esempio su tutti quelle fatte uscire come un coniglio dal cilindro alla vigilia delle elezioni comunali di Roma del maggio/giugno 2013. Negli scatti vecchi di tre anni prima il candidato e sindaco uscente Alemanno, abbracciato ad un panciuto e «nazionalista» Luciano Casamonica, incensurato ma ritenuto uno dei boss del clan. Informali e rilassati, immortalati nel settembre 2010 durante una cena nel centro di accoglienza Baobab di via Cupa. Un’immagine imbarazzante quanto profetica, considerando il terzo oggetto dello sconosciuto fotografo. Accanto ai due, il primo in maniche di camicia l’altro con una aderentissima t-shirt che quasi esplode sotto la scritta Italia, niente meno che Salvatore Buzzi, arrestato esattamente quattro anni dopo, nel settembre 2014, nell’ambito dell’inchiesta «Mafia Capitale». La foto fu usata tramite i media da molti esponenti politici di sinistra, compreso il concorrente alla carica di sindaco Ignazio Marino, per criticare Alemanno, il quale pochi giorni dopo si tirò fuori dall’imbarazzo chiarendo che a quella cena erano presenti anche l’ex capogruppo del Pd Umberto Marroni con suo padre Angiolo, garante dei detenuti della Regione Lazio, e Daniele Ozzimo, consigliere capitolino del Pd, pure lui, guarda il caso, finito nello tsunami Mafia Capitale. Non solo politica, tuttavia, per le contestatissime famiglie di rom stanziali arrivate da Pescara 40anni fa nel quadrante est di Roma. Tra loro, balzati alle cronache per una sfilza di reati che vanno dall’estorsione al racket, dal traffico di droga alla corruzione fino al riciclaggio di denaro, alla prostituzione, all’usura, alle scommesse sportive e al gioco d’azzardo, ai furti e alle rapine, fino agli omicidi, ci sono anche tanti campioni di pugilato. La nobile arte ha fatto dei Casamonica e dei Di Silvio – famiglia a loro vicina – dei campioni di indiscutibile fama. Zorba Romolo, Sandro Casamonica, Pasquale «Il Puma» Di Silvio sono pugili conosciuti e apprezzati. Con un cognome scomodo e temuto, che non gli ha tuttavia negato il sapore di vittorie conquistate con le proprie forze. Criminali condannati e rinchiusi tra quattro mura di una cella, tanti capi e affiliati in passato legati alla romana Banda della Magliana, atleti lontani delle altrui malefatte che portano il peso di un nome scomodo, nipoti pronti a difendere solo il bello di quella che chiamano «tradizione». I Casamonica sono come le loro case che hanno sbalordito i poliziotti e i carabinieri nelle tante irruzioni per un arresto o un sequestro: eccentriche e piene zeppe d’oro, esagerate, kitsch e di un lusso ostentato. Lo spartiacque di una Roma che li ha temuti e odiati eppure nel suo essere «città aperta» li ha ospitati riservando loro finanche lo sfarzo dell’ultima, discutibile, celebrazione.