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Da autovelox a secchi dell’immondizia

Installati nel 2012 sulle strade più a rischio dell’ex V Municipio I «Velo Ok» erano 43 e costarono 30mila euro. Mai fatta una multa

Sono diventati cestini per rifiuti, in un caso anche un vaso per piante di fronte al centro di raccolta dell’Ama su via della Bufalotta.

I Velo Ok, i dissuasori posizionati ai lati di alcune strade nel 2012, dovevano servire a far rallentare la velocità dei veicoli nelle vie del III Municipio. Erano 43, frutto di uno stanziamento comunale in epoca Alemanno di 30.000 euro, con Cristiano Bonelli (oggi Ncd e in opposizione) a guidare l’amministrazione di Monte Sacro.

La collocazione fu scelta dai vigili urbani del gruppo locale fra le strade più pericolose del Municipio, via Rapagnano, viale Jonio, via Pian di Scò, via Mario Soldati, via Comano, via G. De Santis, via Tor San Giovanni, via delle Vigne Nuove, via della Bufalotta, via Bragaglia, via Carmelo Bene.

Come funzionavano? A vederli erano dei cilindri arancioni (oggi buona parte di questi manca della metà superiore) che avrebbero dovuto contenere, a turno, un autovelox. La polizia municipale doveva decidere giornalmente o a intervalli maggiori, in quale di questi mettere il dispositivo di rilevamento. Quindi gli automobilisti non avevano modo di capire con esattezza, quale Velo Ok era attivo, perciò rallentavano. Dissuasori appunto.

Era l’evoluzione del piano «Noi Sicuri» che in una prima fase di prova li aveva collocati su tre strade. I risultati erano stati incoraggianti. Prima della prova, su viale Jonio il 75,8 per cento dei veicoli sperava il limite di velocità consentito (25.915 infrazioni giornaliere). Con l’inizio della sperimentazione, ben il 62 per cento dei mezzi in transito rispettava i limiti imposti. In tanti avevano paura della multa anche se, nei fatti, quasi mai uno di quei cilindri arancioni ha «ospitato» un autovelox.

Già allora però i Velo Ok erano presi di mira, danneggiati, le finestrelle trasparenti predisposte per gli strumenti di rilevazioni dell’autovelox, sporcate con vernice rendendo inutilizzabili i dispositivi. Non pochi i casi in cui vennero pure scardinati, come in via di Tor San Giovanni. Tanto che a settembre 2012 si ipotizzò di mettere telecamere che sorvegliassero i dissuasori per sorprendere i vandali.

Oggi la fine ingloriosa, trasformati in contenitori per la spazzatura, ricolmi di foglie e sporcizia, totem inutili di una ricercata sicurezza stradale, anche se di multe con questi cilindri mai ne furono fatte, come ribadito all’epoca: di autovelox nel municipio ce n’era uno solo e con il cambio di modello si attendevano i nuovi «cappelli» contenitori dei Velo Ok. Ma psicologicamente funzionavano.

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