Dodici milioni per i prof finiti su conti privati
Per 30 anni l'Associazione nazionale «Giuseppe Kirner» ha utilizzato risorse pubbliche per finalità private. Con questa motivazione la Procura della Corte dei conti del Lazio ha chiesto la condanna a risarcire circa 12 milioni e mezzo di euro di danno erariale. L'Istituto nazionale Kirner per l'assistenza ai professori delle scuole medie fu soppresso nel 1981. Il commissario liquidatore, sulla base di un decreto ministeriale, dispose l'11 febbraio 1982 il trasferimento dei beni mobili e immobili dell'ente pubblico (consistenti in un patrimonio di 10 miliardi di lire e nella sede in via Ippolito Nievo 35,) all'Associazione Kirner, che ha continuato fino a oggi a sovvenzionare gli insegnanti che versano in condizioni di bisogno. La convenzione imponeva l'obbligo che i soci non scendessero mai al di sotto del 30% del numero degli iscritti all'Istituto disciolto. Nei fatti però «l'associazione e i suoi legali rappresentanti - spiega la Procura contabile - non hanno mai evidenziato il reale numero e i nominativi degli iscritti, limitandosi fino al 1997 alla trasmissione di un elenco di nuovi i soci e di cessati, e interrompendo dal 1998 a oggi qualsiasi tipo di comunicazione al ministero dell'Istruzione». Se nel 1979 gli iscritti all'Istituto erano 465.500, i professori che hanno aderito all'Associazione dal 1984 a oggi non hanno mai superato i 16 mila. Un numero di gran lunga inferiore al minimo previsto per mantenere la concessione (ossia 137 mila soci). Gli amministratori della Kirner, sono responsabili - secondo il pm Lucio Alberti - di «un'utilizzazione illecita dei frutti del capitale, illegittimamente detenuto, per finalità a vantaggio esclusivo di interessi privati, del tutto estranei e pregiudizievoli per quelli dell'Erario». Dalla sua costituzione, l'Associazione ha avuto due presidenti: il professore Giuseppe Neri, in carica fino al 1995, e il professore Domenico Antonio Mongelli, tutt'ora in carica. Considerato che Neri è deceduto, la Procura contabile ha imputato il danno solo a Mongelli, oltre che all'Associazione. Nell’udienza di giovedì scorso è stata chiesta la loro condanna a pagare 12.431.402 euro: dato dalla somma del capitale iniziale di 5.164.569 euro e degli interessi maturati in 30 anni, pari a 7.266.833 euro. Insospettita da uno strano movimento bancario relativo ai 10 miliardi di lire investiti in titoli di Stato, la Procura ha chiesto e ottenuto a gennaio scorso un sequestro conservativo di tale somma.