Dietro l’esecuzione di Pace spunta la pista della droga
Per dare un nome ai killer di Pietro Pace, il 40enne ammazzato mercoledì sera in via Gasperina, gli investigatori della Squadra Mobile stanno lavorando con una meticolosità da manuale. Il cittadino al di sopra di ogni sospetto, dipendente dell’Ama con un regolare contratto, la casa di proprietà, la macchina nuova ed una fedina penale immacolata, potrebbe aver avuto dei problemi con lo spaccio di stupefacenti. Droga da vendere o restituire, roba comprata e non pagata, forse annotata in quegli stessi fogli che gli agenti della Squadra Mobile hanno trovato durante la perquisizione domiciliare nell’abitazione della vittima, in via Renato Salvatori. Quei conteggi, ora al vaglio degli uomini di Cortese come i due cellulari lasciati a casa da Pace prima di uscire, avevano fatto pensare ad una serie di importi di denaro da restituire ad uno o più creditori. A parlare di un «brutto giro» nel quale si sarebbe messo il netturbino con un passato da venditore ambulante, erano stati anche i suoi amici, a poche ore dall’omicidio. Ultimamente era stato visto accompagnarsi a volti già noti alla giustizia, gente «poco raccomandabile» che entrava e usciva dall’abitazione di via Salvatori sotto gli sguardi incuriositi di qualche vicino. Secondo il padre del 40enne, Mario Pace, quelle conoscenze sarebbero maturate nello stesso contesto e nel periodo in cui il figlio aveva iniziato a frequentare la donna già ascoltata negli uffici di San Vitale. Che si tratti di delitto passionale ne è convinto l’anziano, che sugli assassini ha messo perfino una taglia, come ne erano convinti in un primo momento anche gli investigatori. La vittima, separata e con una figlia di otto anni, frequentava la donna da un paio di mesi. Sarebbe stata lei, sposata con un boss di una nota famiglia criminale che nella zona dell’Anagnina muove le fila proprio dello spaccio, la causa dell’agguato in pieno stile mafioso. Il marito, in carcere per aver pestato a sangue un poliziotto il 31 dicembre di due anni fa ai Castelli, avrebbe ordinato l’esecuzione in piazza del rivale per opera di due esperti tiratori. La relazione pericolosa da una parte, il giro di spaccio e i soldi da restituire dall’altra, che spiegherebbero pure i turni extra e i continui straordinari che Pace faceva nonostante all’apparenza non avesse problemi economici sono le piste seguite in parallelo dai poliziotti. Un aiuto in più arriverà, forse, dalle telecamere di un negozio all’angolo con via Cropani che avrebbero ripreso la fuga in sella ad una moto nera dei due killer coperti dai caschi integrali. Intanto regna il mistero sulle esequie di Pace. Nella parrocchia San Gabriele dell’Addolorata, in via Ponzio Cominio, dove il padre del 40enne aveva annunciato sarebbe avvenuto il funerale tra oggi e domani, nessuno si è presentato per prenotare la funzione.