Commercialisti nel mirino della procura
Il reato è il «falso in attestazione e relazioni». E nel mirino del pool reati finanziari della Procura della Repubblica di Roma sono finiti soprattutto i commercialisti. Perché è questa la categoria professionale chiamata dagli imprenditori sull’orlo del fallimento a fare relazioni sullo stato economico delle società. Atti che, nei casi finiti all’attenzione dei pubblici ministeri, nascondono un disastro finanziario e quattrini sottratti illecitamente ai debitori. La guardia di magistrati e investigatori è alta, dopo che nel 2013 è stato introdotto questo tipo di reato, che è andato a perfezionare la Legge fallimentare. Dagli incartamenti giudiziari emerge un costante utilizzo, da parte di imprenditori, di commercialisti disposti a nascondere lo stato patrimoniale delle società in fallimento, così da consentire di accedere al concordato preventivo (procedura che consente al debitore di creare un accordo con i creditori per non essere dichiarato fallito). Un sistema che consente all’imprenditore di salvare il “bottino” e al creditore di restare a bocca asciutta. Questo, in parte, è il caso avvenuto nell’inchiesta sulla Terravision Rome Airport scarl, per bancarotta fraudolenta. Il commercialista Valerio Trincia, in concorso con Fabio Patroni, amministratore ed effettivo titolare della società, e Marianna Caserta, legale rappresentante, avrebbe evidenziato nella relazione dati non veritieri per affermare che l’azienda era in possesso di crediti con i quali avrebbe potuto liquidare, a sua volta, i suoi creditori. In particolare, esponeva informazioni riguardo ai dati aziendali, riportando tra le poste attive un credito di oltre 711mila euro nei confronti della Terravision Transport, omettendo, però, di specificare che questa società era stata posta in liquidazione e cancellata dal registro delle imprese. Stessa cosa per un credito di 872mila euro vantato verso la Terravision srl, anch’essa in liquidazione e già cancellata dal registro delle imprese. Nella relazione, inoltre, il commercialista sarebbe stato indotto a esporre informazioni false dei dati nei bilanci 2008 e 2010 nei quali i due crediti non erano inseriti tra le perdite, visto che le due società erano state cancellate, ma nell’attivo patrimoniale. Non bastasse, il commercialista avrebbe evitato di riferire che il contratto d’appalto di servizio, stipulato il 23 gennaio 2010 tra Terravision Rome Airport e Alivision Trasport, non era stato rinnovato. Così, dunque, non specificava nella relazione che era venuta meno l’unica fonte di reddito dell’azienda Terravision Rome Airport. Il tutto con l’aggravante di aver causato un grave danno ai creditori. Il sistema, dunque, sarebbe grosso modo quello delineato nell’inchiesta sulla Terravision. Ad oggi in Procura sono stati aperti numerosi fascicoli, dopo che è stato introdotto l’articolo 236 bis della Legge fallimentare, che tratta proprio il «falso in attestazione e relazioni». Per il professionista, la norma prevede il carcere da due a cinque anni, con un aumento della metà se il fatto è commesso al fine di conseguire un ingiusto profitto per sé o per altri e se c’è stato un danno per i creditori. Inoltre, è prevista anche una multa decisamente salata: da 50mila a 100mila euro. Gli accertamenti dei sostituti procuratori del pool reati finanziari, dunque, mira a scoprire i commercialisti infedeli, quelli indotti a manipolare le relazioni sullo stato patrimoniale. Atti che colpiscono direttamente i creditori, vittime di questo meccanismo che sarebbe ben oleato e rodato da diversi anni. L’introduzione della norma però ha consenito di smascherare gli «accordi» illeciti tra imprenditori e commercialisti .