Mojito o Margarita a pranzo al posto del vino
Diciamo la verità, non è poi così comune, a Roma, vedere qualcuno che al ristorante ordina un' amatriciana con un Margarita anche perché alla vista di un simile connubio verrebbe quasi la nausea. Ma se ci si fa consigliare per il meglio e ci si affida a chef di tutto rispetto, allora sarà tutt'altro che spiacevole pasteggiare a cocktail. Modello per eccellenza, The Aviary a Chicago, il cocktail bar di Grant Achatz, starchef di cucina molecolare che ha voluto un locale dove i cocktail non sono soltanto i classici dell'aperitivo. Accanto alla carta dei drink in questo locale c'è un menù di possibili abbinamenti tra cocktail preparati al momento e piatti da mangiare. L'ispirazione viene certo da Oltreoceano, passando per Londra e Parigi, ma sta contagiando anche l'Italia. «Da noi non si può certo ancora parlare di moda – ammette Fabio Spada, presidente Fipe-Confcommercio – ma sempre più spesso accade che la gente inizia a mangiare qualcosa con l'aperitivo a base di cocktail e poi continua a sorseggiare quello mentre si appresta a passare ai primi o ai secondi». Se sia solo una questione di risparmio (niente vino a tavola in questo modo) o davvero la voglia di sperimentare qualcosa di diverso, gli esercenti capitolini ancora non lo sanno. «E' più frequente che il Margarita, piuttosto che il Mojito, si consumino nei locali etnici o comunque non italiani – precisa Fabio Mina, presidente Lupe-Roma – sinceramente non mi è ancora mai capitato che un cliente chieda un piatto di pasta o un secondo di carne accompagnato da un cocktail». Sarà, ma a Roma la novità avanza. Al ristorante All'oro, nella nuova sede di via del Vantaggio, le creazioni di cucina di Riccardo Di Giacinto incontrano quelle di mixologia del barman Patrizio Boschetto in uno spazio apposito: il food cocktail bar Misceliamo, dove ad esempio il Bloody Mary al San Marzano con spuma di pecorino viene servito con la pancia di maiale oppure l'Apple Martini con il salmone affumicato. Nulla a che vedere, neanche a dirlo, con i liquori «copia» che girano tra gli stand dell'estate romana e che vengono usati per la preparazione dei cocktail più diffusi, al posto dei superalcolici originali, per evitare agli esercenti di prendersi una multa da 3 mila euro. Gli chef super stellati impallidirebbero all'idea di servirsi di quelle bevande nei loro locali da stelle Michelin. Anche al Micca Club di Roma, si creano drink usando ingredienti e tecniche che appartengono al mondo della cucina: una volta alla settimana in questo locale si presentano cene dove si pasteggia con i cocktail.